Le due sfide principali per Israele

Ecco perché una soluzione del conflitto israelo-palestinese non è mai stato così importante

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Le due sfide principali per Israele

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Dalla considerazione che l'implosione politica della Turchia ha reso tutti i paesi limitrofi ad Israele in una situazione di grave stallo, Thomas Friedman in Israel lives the Joseph story sostiene come Tel Aviv abbia oggi due sfide fondamentali da dover affrontare e che definisce la Stephen Hawking Story e la Joseph Story.
Il noto fisico inglese Hawking ha boicottato il mese scorso la Quinta conferenza presidenziale israeliana per protestare contro l'occupazione di West Bank e la sua decisione ha avuto una risonanza mondiale: il Boston Globe ha scritto ad esempio che si è trattata di una “scelta ragionevole per poter esprimere la propria visione politica e mettere pressione in modo pacifico ad Israele”.
Questo trend globale di protesta crescente dell'opinione pubblica contro le politiche del governo israeliano è accompagnata da quella che Friedman definisce la “Joseph Story”, prendendo a riferimento la storia biblica di colui che aveva predetto al Faraone sette anni di siccità dopo sette anni floridi e consigliava di iniziare a conservare il grano per i tempi difficile. Dopo 40 anni di stabilità - frutto soprattutto delle politiche autoritarie dei paesi limitrofi, i cui dittatori erano riusciti a mantenere l'ordine interno, impedendo scontri etnici tra le varie sette interne ed il sorgere del fondamentalismo islamico - oggi tutti i paesi limitrofi d'Israele, con l'unica eccezione della Giordania, stanno implodendo (Egitto, Libano, Bahrein...) o sono già collassati (la Siria.). 
In questo contesto, prosegue Friedman nella sua analisi, una soluzione del conflitto israelo-palestinese diviene di estrema importanza, ancor più che in passato, per tre ragioni: in primo luogo riverserebbe il trend di delegittimazione intorno ad Israele – la Hawkink story - scollegherebbe definitivamente Israele con i conflitti regionali che sono destinati ad ampliarsi ed assumere connotati non prevedibili ed, infine offrirebbe un modello di successo di stato arabo possibile alla regione. Con i partiti islamisti saliti al potere dopo la fine dei regimi autoritari che stanno fallendo tutti, Israele, insieme con la parte palestinese moderata a West Bank, potrebbe offrire la possibilità di un primo di stato democratico, secolare e di crescita, potenziale volano per tutta la regione.
Insieme Israeliani e palestinesi, conclude il Columnist del New York Times, hanno oggi il potere di modellare e plasmare uno stato funzionale, post-autoritario e multireligioso. Nessuna strategia sarebbe più importante da perseguire per i due stati, purtroppo però nessuno dei leader dei due paesi sembra avere la lungimiranza che fu di Joseph.

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