Logistica blindata: il Governo Meloni e la precettazione permanente del conflitto sociale
di Federico Giusti
L'attacco al diritto di sciopero va avanti a spron battuto : dai trasporti ai beni culturali e oggi nella logistica. La prossima tappa sarà la revisione della Carta Costituzionale proprio su questa materia
La premessa
Iniziamo da oltre un decennio fa. era un Governo di centro sinistra (presidente del Consiglio Renzi) con il Ministro dei Beni culturali (Franceschini) tra gli allora massimi dirigenti del Partito democratico, decisero di classificare beni culturali e musei tra i servizi essenziali.
Questa decisione, assunta all'indomani di una assemblea sindacale che aveva chiuso le porte di alcuni siti culturali ai turisti, e quindi con la solita sapiente regia mediatica che trasforma i diritti dei lavoratori in inammissibile privilegio, ha rappresentato un ulteriore tassello alla limitazione del diritto di sciopero.
Ogni qual volta si è attaccato , con inaudita ferocia, il diritto di sciopero, l'aspetto mediatico è stato dirimente, lo fu prima del 1990 quando una stagione conflittuale del mondo sindacale (nascevano allora i vari cobas) iniziò a proclamare scioperi su scioperi come non si vedevano dagli anni settanta, questo protagonismo dei lavoratori venne messo in contrapposizione ai diritti dei cittadini drammatizzando gli effetti delle astensioni dal lavoro con una sapiente campagna mediatica a favore della quale i schierarono quasi tutti i partiti, le associazioni a loro legate e i sindacati tradizionali.
Nel caso dei beni culturali venne detto che andava preservata la immagine del paese impedendo scioperi e assemblee selvagge (che poi tali, proprio per la 14690, non avrebbero potuto essere) in un momento storico in cui iniziavano le proteste contro il lavoro gratuito, gli appalti al ribasso, la precarietà diffusa.
La classificazione tra i servizi essenziali riguarda tutte le prestazioni ritenute di rilevante interesse pubblico e generale, propriamente definite indefettibili e per questo garantite dallo Stato. I beni culturali, alla stregua della sanità, venivano inclusi in quello sterminato elenco di servizi da garantire vanificando di fatto il diritto di sciopero. Tutto nasce dalla legge 146 del 1990, preceduta dal masochismo dei sindacati Cgil Cisl Uil che si autocensurarono nel sottoscrivere quella sorta di auto regolamentazione che poi dette il via a una legge dello Stato oggi messa in discussione. Stiamo parlando di un ricorso contro le limitazioni imposte dalla 146 nella Pubblica amministrazione: la 146 insomma viola la Carta sociale europea, quel trattato internazionale del Consiglio d’Europa ratificato anche dall'Italia . Non è la prima volta che si ricorre al Comitato europeo dei diritti sociali, anche nel caso del jobs act ci fu un pronunciamento di condanna dell'operato del Governo.
Questa condanna dovrebbe in teoria aprire le porte a una revisione della legge giudicata lesiva del diritto di sciopero e, sempre utilizzando il condizionale, perfino i sindacati dovrebbero iniziare a riflettere sull'assenso accordato ai dispositivi di legge, piegarsi agli stessi ha comportato nel tempo la perdita di consensi e di credibilità
Da parte nostra è lecito dubitare dell'operato dei sindacati che si erano affrettati nel sottoscrivere gli accordi per l'applicazione di questa legge, inclusi quelli che oggi fanno ricorso.
Limitare il diritto di sciopero ha spianato le porte alla erosione del potere di acquisto e di contrattazione, a quasi 9 anni di blocco dei salari e delle assunzioni, a contratti che hanno fatto perdere, solo nell'ultimo rinnovo, il 12 per cento del potere di acquisto perduto stando solo ai dati dell'inflazione.
E quindi chi limita il diritto di sciopero non guarda agli interessi dei cittadini ma solo al proprio tornaconto, indebolisce funzioni e ruoli del sindacati come dimostra anche la parte normativa dei contratti con poche materie ormai da contrattare.
Serve mobilitarsi allora per affermare il diritto di sciopero, il potere di acquisto e di contrattazione che vanno di pari passo.
Ma proprio mentre l'Italia veniva accusata di violare la Carta sociale europea è arrivata la decisione del Governo Meloni riguardante la logistica che va a potenziare ulteriormente quei dispositivi di legge, la 146, che invece palesano tutta la loro antidemocraticità.
Gli ultimi pacchetti sicurezza prevedono anni di carcere e pene spropositate per blocchi stradali e picchetti ai cancelli dei magazzini, sono norme decise dopo l'efficacia degli scioperi nella logistica.
Centinaia di denunce e di processi a carico dei facchini e degli addetti alla logistica , teoremi repressivi contro i sindacati promotori di quelle lotte.

1.gif)
