L'ombra di Hormuz sui negoziati: l'Iran accusa Trump di violare gli accordi
Si è aperto in Svizzera il primo round di negoziati quadripartiti tra Iran e Stati Uniti, con la mediazione di Pakistan e Qatar, nell'ambito del Memorandum d'Intesa di Islamabad firmato nei giorni scorsi dai due Paesi. L'incontro, svoltosi nel resort di Burgenstock, inaugura una finestra negoziale di 60 giorni che dovrebbe portare a un accordo definitivo dopo mesi di tensioni e il conflitto durato 39 giorni scatenato da Stati Uniti e Israele contro l’Iran. La delegazione iraniana, guidata dal presidente del Parlamento Mohammad Baqer Qalibaf e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, ha posto come condizione fondamentale l'attuazione integrale degli impegni assunti da Washington. In particolare, Teheran chiede la cessazione delle operazioni militari israeliane in Libano, il rilascio dei beni iraniani congelati all'estero e la rimozione degli ostacoli alle esportazioni petrolifere del Paese.
I negoziati si sono però immediatamente scontrati con nuove dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump. Mentre le delegazioni erano riunite in Svizzera, il leader statunitense ha minacciato l'Iran in merito alla chiusura dello Stretto di Hormuz, arrivando a ventilare un possibile controllo statunitense della strategica via marittima e prospettando nuove azioni militari contro la Repubblica Islamica. La reazione iraniana non si è fatta attendere. Secondo fonti vicine ai negoziatori, la delegazione di Teheran ha formalmente protestato presso la controparte nordamericana, denunciando le parole di Trump come una grave violazione della prima clausola del Memorandum di Islamabad, che vieta minacce e azioni ostili durante il processo negoziale.
Qalibaf ha respinto con fermezza le intimidazioni statunitensi, affermando che le Forze Armate iraniane sono pronte a rispondere "in un altro modo" a qualsiasi aggressione. "Le minacce statunitensi non hanno alcun valore per noi", ha dichiarato il capo negoziatore iraniano, sostenendo che Washington non sarebbe arrivata all'attuale fase diplomatica se la pressione militare avesse raggiunto i risultati sperati. Le tensioni hanno provocato una temporanea interruzione dei colloqui. Secondo l'agenzia Tasnim, la delegazione iraniana avrebbe lasciato il luogo delle trattative in segno di protesta, mentre fonti diplomatiche riferiscono che il futuro del negoziato resta incerto.
L'esito di questo primo round sarà decisivo per stabilire se il percorso verso un accordo definitivo potrà proseguire o se le nuove minacce rischieranno di compromettere un processo diplomatico già estremamente fragile. Il comportamento di Trump riflette la frustrazione statunitense per non essere riusciti a piegare l’Iran con la forza. Anzi, Teheran con la sua strategia asimmetrica di resistenza e logoramento del nemnico, ha costretto gli USA a sedersi al tavolo delle trattative da una posizione di svantaggio.
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