Obama è il candidato migliore per affrontare le sfide del futuro

Nel mondo interdipendente di oggi, Romney non avrebbe la capacità di affrontare uno scenario sempre più complesso

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Per la prima volta da tanto tempo, un candidato democratico che concorre alla Casa Bianca ha un vantaggio nei sondaggi sul tema della sicurezza nazionale. Vantaggio che si è manifestato in modo chiaro nel discorso all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite la settimana scorsa, quando Obama ha dimostrato di avere il polso della situazione in un mondo molto complesso da affrontare. 
Piuttosto che offrire una visione globale differente, sottolinea Thomas Friedman in The world we're actually living in, Romney si è limitato a ripetere i mantra tradizionali repubblicani - i democratici sono deboli nell'affrontare i temi di politica internazionale, è Reagan che ha sconfitto l'Unione Sovietica - dimostrando di non avere le conoscenze di politica internazionale sufficienti per affrontare le principali questioni che minacciano la sicurezza interna americana. Secondo il candidato repubblicano, l'America ha ancora il potere per indirizzare le scelte internazionali, ma serve la "volontà" del suo presidente: manca cioè, continua ironicamente Friedman, un presidente in grado di rovinare parallelamente i rapporti con Russia e Cina, non evacuare più dall'Iraq, incrinari i rapporti con il mondo musulamano con una politica totlamente filo-israeliana, dare l'assenso all'attacco preventivo contro i siti nucleari iraniani, infine, aumentare la spesa per la difesa e tagliare le tasse. E' chiaramente solo propaganda. Romney non indica come potrebbe far tutte queste cose contemporaneamente, dato che le due guerre di Bush e l'enorme debito americano impediscono solo di immaginarle. E la Camera di commercio americana, la maggiore lobby del paese, ha già smentito di fatto alcune promesse di Romney: accusare formalmente la Cina di essere un manipolatore di valute e etichettare come il nemico geopolitico numero uno la Russia, alla quale la Camera di commercio vorrebbe eliminare le ultime sanzioni derivanti dalla guerra fredda.
Nel mondo interdipendente di oggi, alleati tradizionali (come la Grecia) stanno fallendo e rappresentano una minaccia maggiore di rivali tradizionali (come la Cina); un video auto prodotto su YouTube può causare più problemi che una campagna di propaganda da milioni di dollari di un competitore internazionale; l'uso o minaccia dell'uso della forza contro nemici implcabili (Iran) è ancora necessario. Nel mondo interdipendente di oggi l'America ha ancora le responsabilità maggiori, ma risorse sempre minori per gestire una serie di attori sempre più complessi: i nuovi stati democratici con poteri derivanti dal popolo e non più da singole persone (Egitto) o "failed states" (Pakistan) dove il potere di interferenza è limitato, per la dipendenza dalle risorse naturali russe ed i soldi cinesi per ogni guerra l'America vuole iniziare in Asia. Mondo che Obama ha dimostrato di saper affrontare.
Complessità non significa che l'America deve tornare all'isolazionismo, ma utilizzare il suo potere in un modo diverso e più intelligente: la critica di Romney alla debolezza di Obama per l'attacco subito al consolato di Bengasi lascia presuporre che il candidato repubblicano come presidente avrebbe ordinato un intervento armato. Ma il popolo libico ha impedito una tale eventualità, riempiendo le strade al grido “la nostra rivoluzione non sarà fermata” e prendendo d'assalto il quartier generale delle milizie islamiste. Dove Romney avrebbe dovuto sfidare Obama è sulla cattiva gestione in Afghanistan, ma non può perchè il suo partito è responsabile principale di quel circolo vizioso in cui si trovano gli Stati Uniti.

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