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Panama abbandona Taiwan per Pechino

 

di Diego Bertozzi


Lo Stato del "canale" abbandona la storica alleanza con Taiwan e stringe normali rapporti diplomatici con Pechino. Per quest'ultima si tratta di un successo non certo trascurabile in un'area strategica del commercio internazionale. Una nuova via della Seta che sugli oceani sembra proprio non avere confini. 

A Panama da tempo operavano oltre trenta aziende di punta (con veri e propri colossi statali!) della proiezione internazionale cinese tra le quali Bank of China, la compagnia di navigazione Cosco, Huawei, ZTE, China Harbour Engineering e China Railway Construction Corp.



Per Taiwan, invece, è un brutto colpo (sono ora scesi a 20 gli Stati che mantengono con esso rapporti diplomatici) con possibili conseguenze nei rapporti con Nicaragua, Honduras, El Salvador e Guatemala (11 di quei 20 Paesi si trovano proprio nell'America centrale e caraibica).

Poco prima che si consumasse questa "rottura", proprio a Taiwan si era formato, in vista del 20° anniversario del ritorno alla madrepatria, l'ennesimo gruppo a sostegno della democrazia a Hong Kong: il Taiwan Congressional Hong Kong Caucus - fondato da 18 parlamentari tra i quali Huang Kuo-chang, uno dei leader del movimento dei Girasoli - critica Pechino perché impedisce la realizzazione di una vera democrazia e si propone di fornire assistenza agli attivisti dell'ex colonia britannica, ponendosi di fatto come sostenitore di forze indipendentiste.
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