"Temo la stagflazione per l'idiozia della classe dirigente dell'UE" Intervista al Prof. Alessandro Volpi (VIDEO)
L’economia reale rallenta, ma i mercati finanziari continuano a salire. Un paradosso solo apparente, che nasconde fragilità profonde e un crescente allontanamento tra bisogni produttivi e logiche della finanza globale. In un’intervista esclusiva, analizziamo le dinamiche tra speculazione rialzista, potere dei grandi fondi e dipendenza europea dal capitalismo finanziario a trazione statunitense.
La conversazione tra Loretta Napoleoni e Alessandro Volpi – visibile nel nostro canale Youtube – parte da una contraddizione evidente: da un lato un’economia reale in chiara fase di rallentamento, dall’altro una speculazione finanziaria ostinatamente rialzista, una tendenza paradossale ma tipica dei periodi di incertezza.
Protagonisti silenziosi di questa fase sono i grandi fondi come BlackRock, che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, guardano con crescente preoccupazione a una possibile recessione. Perché? Per l’intervistato, la ragione è chiara: una recessione ridurrebbe i risparmi destinati ai titoli finanziari, diminuendo la loro capacità di influenzare i mercati e di mantenere artificialmente alti i valori dei titoli o di acquistare debito pubblico.
La forza di questi colossi, spiega l’esperto, dipende direttamente dai risparmi di americani ed europei. Ed è proprio per questo che i grandi fondi si mostrano oggi cauti nelle manovre speculative: l’obiettivo è evitare l’impoverimento delle loro stesse risorse.
La critica all’Europa: «Classe dirigente idiota e dipendente»
Nel mirino finisce anche la classe dirigente europea, definita senza mezzi termini «idiota» per la sua dipendenza strutturale da un sistema di capitalismo finanziario il cui cuore pulsante resta saldamente negli Stati Uniti. Figure come la Commissione guidata da Ursula von der Leyen e tecnocrati del calibro di Mario Draghi vengono descritte come intrinsecamente legate a questo modello. Lo stesso Draghi, ricorda l’intervistato, ha apertamente riconosciuto tale dipendenza.
Il quadro che emerge è quello di un’Europa le cui decisioni politiche appaiono sempre più influenzate e plasmate dal contesto finanziario globale, piuttosto che dalle urgenze dell’economia reale. Un’analisi severa, che invita a interrogarsi su chi governi davvero i mercati e a quale costo per i cittadini.
L’intervista integrale è disponibile nel video qui:

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