Via libera del Parlamento iracheno a raid della Russia contro l'Isis

La testimonianza che Bagdad reputa che la campagna condotta dalla coalizione anti-Isis messa su dagli Stati Uniti non sia sufficiente allo scopo

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«Luce verde ai raid russi contro lo Stato islamico (Isis). È il parlamento iracheno ad adottare la decisione che consente al Cremlino di estendere le operazioni aeree iniziate il 30 settembre sui cieli della Siria. “Iraq e Russia hanno raggiunto un’intesa per condurre operazioni contro Isis nel nostro Paese” fa sapere Hakim al-Zamili, capo della commissione Difesa e Sicurezza del Parlamento». Così Maurizio Molinari sulla Stampa del 27 ottobre.
 
 
Nota a margine. Notizia importante perché segnala diverse cose. Anzitutto perché favorisce la campagna militare condotta dalla Russia contro le forze jihadiste anti-Assad, dal momento che i miliziani del terrore potranno sfruttare con maggiore difficoltà l’Iraq come retroterra strategico per alimentare la loro macchina bellica.
 
Indica inoltre che Bagdad reputa che la campagna condotta dalla coalizione anti-Isis messa su dagli Stati Uniti, l’unica a operare a fianco delle truppe di terra irachene (e iraniane) in Iraq, non sia sufficiente allo scopo (se non inutile, come evidenziano i risultati sul terreno).
 
Indica infine che Bagdad, nonostante l’allontanamento dell’ex premier sciita al Maliki dal potere (favorito da pressioni esterne da parte degli Stati Uniti) è ancora più legato a Teheran che agli altri Paesi arabi alleati dell’Occidente.
 
Da tener presente, inoltre, che il voto iracheno segue di alcuni giorni l’annuncio di un accordo tra Russia e Giordania che prevede un coordinamento militare-diplomatico tra Mosca e Amman. Annuncio che indica come la Giordania, da tempo un retroterra importante per le variegate forze anti-Assad (diversi i campi di addestramento jihadisti dislocati nel Paese) vada a riposizionarsi sullo scacchiare internazionale. 
 
Due successi di Mosca ai quali gli Stati Uniti hanno risposto intensificando le operazioni militari nella zona di guerra. Decisione che rende ancora più complesso il rompicapo siriano, anche se gli elementi positivi, che potrebbero portare a una soluzione politica della crisi – tema dei frequenti contatti tra il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e il Capo del Dipartimento di Stato Usa John Kerry – sembrano maggiori di quelli negativi: tra l’altro ieri gli Stati Uniti hanno accettato la presenza dell’Iran alle trattative che si svolgeranno a Vienna contro il parere di alcuni dei suoi alleati (sauditi in primis)….
 
E però le forze del caos non demordono. C’è ancora da attendere.

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