Biennale Venezia. La storica protesta dei lavoratori contro Israele ripresa in tutto il mondo (tranne che in Italia)

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Biennale Venezia. La storica protesta dei lavoratori contro Israele ripresa in tutto il mondo (tranne che in Italia)

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di Agata Iacono 

L'arte e la cultura non sono neutrali, non sono avulse dal tempo e dallo spazio: sono espressione del loro tempo, del contesto storico, geopolitico, filosofico in cui nascono e si sviluppano.


Un'opera d'arte può essere la massima esaltazione del regime che la finanzia, oppure l'arte può scegliere di evidenziarne le contraddizioni e di rappresentarle agli occhi del mondo.

Alla Biennale di Venezia, i  padiglioni di 27 nazioni (al momento sarebbe questo il conteggio, ma è in costante aggiornamento) hanno chiuso per protestare contro la presenza di un'entità criminale genocidaria (detta anche Palestina occupata) e unirsi allo sciopero dei lavoratori dell'arte della Biennale.

Ricostruisce nel dettaglio "Artribune":

"Alla Biennale di Venezia 2026 serrata dei padiglioni per sciopero pro Palestina.
La mobilitazione dell'8 maggio - che unisce la Art Not Genocide Alliance, associazioni e sindacati - ha unito la richiesta di esclusione di Israele dalla manifestazione a quella di nuove e migliori condizioni per il lavoro culturale.
La realtà ha fatto irruzione nella Biennale d’Arte 2026. Il terzo giorno di pre-apertura, nel fiume di tartine e flûte delle giornate VIP che precedono l’apertura ufficiale, è partito uno sciopero che, per tutta la giornata dell’8 maggio, coinvolge proprio la 61esima Esposizione d’Arte. La coalizione di protesta, anticipata da una prima azione collettiva durante l’apertura e da una crescente presenza di manifestanti, unisce la lotta per la dignità lavorativa del mondo della cultura a quella per i diritti umani .

La protesta è stata promossa da Anga, la Art Not Genocide Alliance, che dal 2024 chiede l’esclusione di Israele dall’Esposizione d’Arte, e che lo scorso marzo ha inviato a tal proposito una lettera formale alla Fondazione della Biennale firmata da centinaia di partecipanti (inclusi molti dei padiglioni nazionali), senza mai ricevere risposta. 

“Perché si stende un tappeto rosso ai piedi di uno stato responsabile di genocidio, apartheid e pulizia etnica?”, dicono da Anga. 
 
La partecipazione di Israele è stata promossa e protetta dalla Fondazione: ma, dopo mesi di proteste, la giuria della Biennale ha annunciato che Israele (come la Russia) non avrebbe corso per i Leoni.
Dopo le crescenti ingerenze politiche, la giuria si è dimessa in blocco a dieci giorni dall’apertura e Israele è stato reintegrata come concorrente ai premi.

Eccetto per pochi artisti,come Gabrielle Goliath, il dissenso è stato quindi lasciato alle realtà esterne alla Biennale. Un meccanismo che si è ribaltato l’8 maggio, quando i padiglioni hanno cominciato a chiudere uno dopo l’altro e sono comparsi intorno e sopra molte opere d’arte, tra Giardini e Arsenale, una serie di manifesti per denunciare il genocidio palestinese. 
A chiudere sono stati, tra gli altri, Austria, Belgio, Ecuador, Egitto, Cipro, Corea del nord, Finlandia, Irlanda, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Qatar, Regno Unito, Repubblica Ceca e Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svizzera, Turchia.

In serata le forze dell'ordine hanno caricato la manifestazione pacifica contro la partecipazione di Israele , lasciando indisturbate le provocazioni ucronaziste che hanno aggredito con violenta ostentazione il padiglione russo.
 
In un post X, il padiglione coreano, che partecipa alla serrata contro la presenza di Israele alla Biennale di Venezia ha scritto:
"Lo scrittore olandese Per Havens ha sottolineato che, a partire dalla fine degli anni Sessanta e fino al 1993, agli artisti sudafricani era vietato partecipare alla Biennale di Venezia a causa del regime dell'apartheid in Sudafrica, e ha affermato: "In quel periodo, artisti, curatori e associazioni culturali avrebbero dovuto prendere esempio dal modo in cui questi artisti hanno espresso le proprie idee".
 
E ha aggiunto nel trend:
"Il direttore artistico del Padiglione coreano, Choi Bum-nam, ha dichiarato: "Oggi ci uniamo allo sciopero di solidarietà con la Palestina".
 
Sull'edificio del Padiglione coreano sono stati affissi anche dei poster con scritte come "La Palestina è il futuro del mondo".
 
"Perché sappiamo che la distruzione della Palestina equivale alla distruzione del mondo, noi stiamo dalla parte della Palestina".

Agata Iacono

Agata Iacono

Sociologa e antropologa

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