Honduras, voto sotto assedio: tra schede fantasma e l'inferno promesso da Trump

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Honduras, voto sotto assedio: tra schede fantasma e l'inferno promesso da Trump

L'incertezza sull'esito delle presidenziali in Honduras si trasforma in una pesante accusa di frode sistematica e in un aperto scontro diplomatico. Con il 57% delle schede scrutinate, il paese centroamericano è in stallo totale: 515 voti separano il candidato della destra conservatrice, Nasry "Tito" Asfura (749.022 voti), da quello liberale, Salvador Nasralla (748.507). Ma è il terzo incomodo, la candidata Rixi Moncada del Partido Libre della presidente uscente Xiomara Castro, a scoperchiare il vaso di Pandora, denunciando un doppio attacco: una manipolazione elettorale interna e una "ingerenza imperialista" diretta dal presidente statunitense Donald Trump.

Moncada, ferma al terzo posto con il 19,16%, ha tenuto una conferenza stampa infuocata a Tegucigalpa. "Non mi arrendo, queste elezioni non sono perse", ha dichiarato, presentando quella che definisce la prova di una "trama" del bipartitismo (Nacional e Liberal). I brogli, secondo la sua denuncia dettagliata, sono rilevabili nelle migliaia di "schede senza biometria". La notte prima del voto, il Consiglio Nazionale Elettorale (CNE) avrebbe approvato la rimozione dell'obbligo di validare le schede con i lettori biometrici. Questa mossa, sostiene Moncada, ha "abilitato la somma di schede gonfiate".

I numeri che presenta sono esplosivi. Su un totale di 2.859 verbali privi di verifica biometrica (il 25,35% del totale), il Partido Nacional ne avrebbe 1.588, per un totale di 326.285 voti. Il Partito Liberal 1.041, pari a 217.193 voti. Il Partido Libre, in netto contrasto, ne avrebbe solo 204. In totale, il blocco di opposizione avrebbe accumulato 2.629 atti "senza biometria", per 543.478 voti pubblicati come validi senza la corrispondente registrazione dell'impronta digitale. "Hanno più voti di quelli che dovrebbero", ha affermato Moncada, citando casi con "fino a 100 voti aggiuntivi".

Su questo scenario già carico di accuse interne si è abbattuto il fattore esterno, che Moncada condanna come un atto di "coercizione" al voto. Si riferisce all'intervento a gamba tesa di Donald Trump. Prima del voto, Trump aveva minacciato di tagliare gli aiuti se non avesse vinto il suo favorito, Asfura. Nelle ultime ore, su Truth Social, ha lanciato un nuovo attacco, sostenendo che in Honduras "si sta tentando di cambiare i risultati" e che il CNE ha "sospeso bruscamente il conteggio". "Se i risultati vengono cambiati, ci sarà un inferno da pagare", ha minacciato.

Moncada ha legato questa pressione alla decisione "senza precedenti" di Trump di concedere il "perdono assoluto" all'ex presidente honduregno Juan Orlando Hernández, condannato proprio negli Stati Uniti per narcotraffico. Un atto che, insieme alle minacce elettorali, configura per la candidata "un'ingerenza straniera imperialista diretta" finalizzata a intimidire l'elettorato e a sostenere la destra.

La risposta di Moncada è un rifiuto totale. "Non riconoscerò nessuno dei candidati dell'oligarchia", ha dichiarato, definendoli "la stessa cosa" nel proteggere i poteri forti. Il suo partito non accetterà i risultati finché non verrà effettuata una revisione completa di tutti i verbali e utilizzerà tutte le vie legali nei prossimi 30 giorni previsti per lo scrutinio definitivo. "Questa lotta non è finita", ha concluso, chiamando a una resistenza pacifica per difendere "la sovranità popolare e l'autodeterminazione".

Mentre Asfura e Nasralla si contendono ogni singolo voto in un testa a testa serrato, è quindi la battaglia legale e politica lanciata da Moncada a determinare il futuro immediato dell'Honduras. Una battaglia che non contesta solo numeri, ma l'integrità stessa del processo e la sovranità nazionale di fronte a poteri economici interni e a pressioni esterne senza precedenti.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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