Il format della Jihad e l'attesa ritualizzata per la prossima puntata

Come la rete ha aumentato il rischio che questo processo di degenerazione umana possa crescere fino a divenire irreparabile

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Il format della Jihad e l'attesa ritualizzata per la prossima puntata

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di Augusto Rubei

Un’esplosione e una bandiera islamista, la prima decapitazione in Europa. E’ il brand che risorge, in Francia. Dopo settimane anzi mesi di silenzio, il terrorismo torna a bussare alle porte d’oltralpe e rievoca il terribile attacco alla redazione di Charlie Hebdo. Mentre a Sud, oltre l’altro capo d’Europa, la Tunisia ripiomba nell'incubo del terrore. Questa volta l’obiettivo è stato un villaggio, comunque un luogo ad alta densità turistica, proprio come il museo Bardo. Altre vittime e altro dolore. Che si respira anche in una moschea sciita di Kuwait City, e in Somalia, dove i miliziani di al Shabaab hanno scagliato un’autobomba carica di esplosivo contro la base delle truppe di peacekeeping dell’Unione Africana.
 
E’ difficile dire se vi sia un legame tra i fatti, poiché la paternità degli assalti sembra variare, di vessillo in vessillo. A Sousse la matrice è parsa qaedista: un blitz organizzato, spari in spiaggia con armi low tech contro due hotel dove risiedevano centinaia di stranieri. Modalità vicine a quelle intraprese in passato proprio dagli Shabaab in Kenya e in Uganda.
 
Il gruppo somalo da anni viene ritenuto affiliato ad Al Qaeda, anche se non è da escludere che di recente abbia iniziato a ricevere finanziamenti indiretti dallo Stato Islamico, aprendo un equilibrio di rapporti speculare a quello intrattenuto dai nigeriani di Boko Haram, freschi dell’auto-proclamazione del secondo Califfato, illegittimo, a Borno, dopo quello di al Baghdadi a Raqqa.
 
E' quella nuova frontiera del terrore varcata, oramai, da tutta la galassia jihadista. Sono definite operazioni a basso costo, rivolte ad obiettivi soft e luoghi chiusi, che agevolano la fuga. Le mise appunto la prima volta proprio l'ex capo di Al Qaeda nell'Africa orientale, Fazul Abdullah Mohammed. La Cia le ritrovò in un documento che portava con sé nel giorno della sua morte. Il dossier tracciava l'identikit del perfetto “martire” e rivelava un piano studiato nei minimi dettagli per lanciare una serie di attentati simultanei nel Regno Unito. Nel tempo, è stato preso in prestito da tutto il circuito qaedista.
 
In Francia, però, non può dirsi lo stesso. Anche a Saint-Quentin-Fallavier, Isère, l’obiettivo è stato “facile” e protetto in modo sommario, ma le dinamiche dell’assalto sono sembrate piuttosto rudimentali, tipiche di un lupo solitario o di cellule dormienti che operano tra le medesime latitudini, con poche risorse al seguito.
 
Il danno è stato minore, in termini di vittime, ma la paura massimizzata. Segno di una chiara volontà di seguire una linea di marketing studiata accuratamente dagli spin doctor dell’Isis con le decapitazioni diffuse lo scorso anno. Tagliare la gola a uno dei manager all’ingresso della fabbrica di gas e riempirgli il volto di scritte in arabo è stato un atto sì disumano, ma che connota soprattutto una violenza verbale e comunicativa.
 
La bandiera islamista rinvenuta, che in molti hanno attribuito allo Stato islamico ma che potrebbe trattarsi della più comune “rayat al-`uqab, bandiera nera del jihad, sventolata da numerose milizie islamiste, completa la cornice di una strage descritta e compiuta come un dramma seriale, sulla scia di un format vicino a quello delle fiction, quando al termine di ogni singolo episodio scocca l’attesa per la prossima puntata.
 
Oggi la rete ha aumentato il rischio che questo processo di degenerazione umana possa crescere fino a divenire irreparabile, poiché è il web ad offrire sempre un posto in prima fila e non è da escludere che molti giovani in queste ore possano essere condizionati e ammaliati dagli assalti di Lione e Sousse, fino a cadere in un'interpretazione della religione musulmana che non può essere sconfitta con la sola forza delle braccia.

Fonte: Micromega

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