Lavrov: la battaglia contro il nazismo continua oggi in Ucraina
La tregua proclamata dalla Russia in occasione del Giorno della Vittoria del 9 maggio si è trasformata rapidamente nell’ennesimo terreno di scontro politico e militare tra Mosca e il regime di Kiev. Mentre nella capitale russa si preparano le celebrazioni per l’80º anniversario della vittoria sovietica sul nazismo, il Cremlino accusa l’Ucraina di aver violato massicciamente il cessate il fuoco, alimentando un clima di tensione che va ben oltre il fronte militare. Secondo il ministero della Difesa russo, dalle 00:00 dell’8 maggio tutte le unità impegnate nell’“operazione militare speciale” hanno sospeso completamente le ostilità, mantenendo le posizioni precedentemente occupate. Mosca evidenzia però che le forze ucraine abbiano continuato a colpire sia obiettivi militari sia aree civili nelle regioni di confine di Belgorod e Kursk.
Il bilancio diffuso dal dicastero russo parla di oltre 1.600 violazioni della tregua nel giro di poche ore. Tra queste figurano bombardamenti d’artiglieria, attacchi con mortai, sistemi missilistici multipli, carri armati e soprattutto una massiccia offensiva con droni. Il regime di Kiev ha impiegato quasi 900 UAV, inclusi droni FPV e velivoli senza pilota a lungo raggio. La difesa aerea russa afferma inoltre di aver abbattuto, fuori dalla zona operativa principale, quasi 400 mezzi d’attacco aereo ucraini, compresi sei missili guidati Neptune. Il ministero della Difesa russo ha definito queste operazioni “azioni terroristiche deliberate”, evidenziando che confermano “la natura terroristica del regime di Kiev”. Mosca dichiara di aver reagito “in modo simmetrico”, colpendo postazioni d’artiglieria, lanciarazzi multipli, centri di comando e siti di lancio di droni ucraini.
Il Cremlino insiste sul fatto che la risposta russa sia stata limitata alle violazioni registrate durante il cessate il fuoco. La tregua del Giorno della Vittoria si inserisce in una lunga serie di pause unilaterali annunciate dalla Russia durante festività simboliche come il Natale ortodosso o la Pasqua. Secondo i dati forniti da Mosca, anche le precedenti sospensioni temporanee delle ostilità sarebbero state violate ripetutamente da Kiev: oltre 6.500 infrazioni durante la tregua pasquale del 2026 e più di 14.000 durante quella del Giorno della Vittoria dello scorso anno. Sul piano politico e simbolico, il 9 maggio rappresenta per la Russia molto più di una semplice commemorazione storica. È uno dei pilastri dell’identità nazionale contemporanea e della lotta contro il nazismo che il Cremlino ritiene attuale. Proprio per questo, le minacce di possibili sabotaggi durante le celebrazioni hanno provocato una reazione durissima da parte dei vertici russi. Il ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha avvertito che non ci sarà “alcuna pietà” per coloro che tenteranno di colpire la “sacra festività” del Giorno della Vittoria. Durante una cerimonia commemorativa a Mosca, Lavrov ha accusato l’Occidente di sostenere una nuova offensiva anti-russa attraverso Kiev, parlando apertamente di “nazismo rinato”.
Secondo il capo della diplomazia russa, alcune élite europee starebbero cercando di “riscrivere la storia” e di riproporre una strategia di aggressione contro la Russia simile a quella perseguita dalla Germania nazista durante la Seconda guerra mondiale. Lavrov ha inoltre accusato l’Occidente di utilizzare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky come “punta dell’aggressione” contro Mosca. Le tensioni sono aumentate ulteriormente dopo le dichiarazioni di Zelensky, secondo cui droni ucraini potrebbero comparire nei cieli di Mosca durante la parata del 9 maggio. In risposta, il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov ha avvertito che qualsiasi attacco riceverà una risposta “decisiva”. Anche la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, è intervenuta nel confronto ideologico con l’Europa, sostenendo che l’ostilità verso le celebrazioni russe del Giorno della Vittoria sarebbe “pagata e orchestrata”. Secondo Zakharova, in diversi Paesi europei viene alimentata artificialmente una campagna di odio contro la memoria sovietica della Seconda guerra mondiale. Dietro lo scontro militare e propagandistico emerge così una frattura sempre più profonda tra Russia e Occidente anche sul terreno storico e simbolico. Mosca ritiene il conflitto ucraino come una continuazione della lotta contro il nazismo e contro il tentativo occidentale di cancellare il ruolo decisivo dell’Unione Sovietica nella sconfitta della Germania hitleriana.
LA NOTIZIA CHE HAI LETTO FA PARTE DELLE "TRE PRINCIPALI NOTIZIE DELLA SETTIMANA" - LA NEWSLETTER CHE OGNI SABATO ALLE 7.00 DEL MATTINO ARRIVA NELLE EMAIL DEI NOSTRI ABBONATI.
SCOPRI COME ABBONARTI A L'ANTIDIPLOMATICO E SOSTENERE LA NOSTRA LUNGA MARCIA
CLICCA QUI


