Le elezioni tedesche vitali per l'Europa

L'unico cambiamento può partire dal Spd ma con questo paradosso

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Le elezioni tedesche vitali per l'Europa

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Nel suo ultimo articolo sul Financial Times, Wolfgang Munchau si occupa in Germany's elections vital to Europe delle elezioni tedesche del 22 settembre prossimo, analizzando in particolare la posizione del partito socialista di Steinbruck, l'unico in grado di apportare un cambiamento di rotta di Berlino nella gestione della crisi dell'euro-zona.
Nessun partito socialista occidentale, sottolinea il Columnist del Ft, ha impostato la sua agenda politica ed economica sul consenso neo-classico come quello tedesco e questo gli rende difficile oggi trovare una narrativa con cui attaccare Angela Merkel. Le critiche di campagna elettorale all'attuale governo - l'imposizione dell'austerità nell'Europa del sud, l'attuazioen di politiche eccessivamente costose per i contribuenti tedeschi, in particolare – restano molto aletatorie dato che il partito di Steinbruck ha supportato l'esecutivo in tutte le decisioni importanti sull'attuale crisi europee e le divergenze sono state fino ad oggi minime – ad esempio la tassa sulle transazioni finanziarie.
Secondo Munchau nel proseguo della sua analisi solo una nuova generazione di leadership dopo il fallimento palese di questa in corso potrà rivoluzionare il corso della Germania verso l'UE. Perché questo accada poi, il SPD dovrebbe iniziare a ricordarsi che gli aggiustamenti non sono più rimandabili; i debiti non sostenibili devono essere cancellati e che la creazione di un'unione bancaria europea deve essere un passaggio non più rimandabile per la soluzione della crisi. Prima il Spd dovrebbe abbracciare una politica economica più bilanciata, sul modello di quella portata avanti dall'ex ministro dell'economia del partito alla fine degli anni '60 come Karl Schiller, una posizione più avanzata di quella di oggi, perché riconosceva la necessità di programmi di stimolo durante una recessione, al contrario dell'unico obiettivo della stabilità fiscale e dei prezzi perseguita oggi. Responsabile di questa trasformazione è, secondo il Columnist del Ft, Gerhard Schröder: l'ex cancelliere è stato il socialista più vincente degli ultimi trent'anni ma ha lasciato in eredità un partito diviso per la sua agenda economica e soprattutto le sue riforme del lavoro.
Nelle elezioni del 22 settembre, una cosa è certa: in gioco c'è l'esito della crisi dell'eurozona. Munchau apre da questo punto di vista alcuni scenari possibili: se l'attuale maggioranza dovesse perdere la maggioranza e il SPD formare una grande coalizione con la Merkel, non c'è da attendersi nessun cambiamento immediato e la situazione assomiglierebbe allo stallo 2005-2009. Se il SPD ed i verdi dovessero vincere, si avrebbe un cambiamento di tono più che di fatto, come dimostrano i partiti socialisti che hanno recentemente vinto in Europa, in particolare Hollande in Francia. Comunque nessun sondaggio apre a questa prospettiva. 
L'esito più interessante, conclude Munchau, si avrebbe con lo status quo – la vittoria dell'attuale coalizione Merkel. E' vero che inizialmente non cambierebbe nulla e si proseguirebbe con austerità e nuovi interventi della troika in Grecia, Portogallo e Cipro. Ma se la Germania cambierà mai posizione, è più probabile che questo avvenga da sinistra e il Spd può oggi modificare il suo approccio più facilmente dall'opposizione che dal governo. Per coloro che supportano una strategia più illuminata del Spd, non è chiaro cosa sperare per il 22 settembre.

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