L'Egitto sulla strada del Pakistan

Il Cairo sulla strada di un nuovo regime autocratico. Ma il modello da seguire deve essere l'India

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L'Egitto sulla strada del Pakistan

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In Egypt: the next India or the next Pakistan, Friedman afferma che se il trend dell'Egitto di oggi fosse confermato nei prossimi due-tre anni, l'esperimento democratico sarebbe da considerare fallito, con il paese che abbraccerebbe la strada intrapresa dal Pakistan e non quella dell'India. Piuttosto che diventare un luogo sicuro dove i cittadini possano realizzare i loro potenziali, l'Egitto è sulla strada di costruire un nuovo regime autocratico, con il potere diviso tra Fratellanza Musulmana e l'esercito. Il problema è che la strada futura che l'Egitto sceglierà condizionerà lo scenario futuro di tutto il mondo arabo.
Nel proseguo della sua analisi il Columnist del NYT compie un interessante parallelo tra l'Egitto e la storia post coloniale dell'india. Anche se Nuova Delhi ha oggi i suoi problemi in termini di governabilità e corruzione, la democrazia ha permesso gradualmente di rompere barriere storiche – come caste, tribù e religione – e permesso al paese di beneficiare del commercio internazionale. Al contrario in sei decenni di regime autocratico in Egitto, il regime ha lasciato un paese diviso etnicamente e dominato dalla teoria della cospirazione. 
La differenza con l'India, sottolinea Friedman, è che quest'ultima con Mahatma Gandhi e Jawaharlal Nehru fino a Manmohan Singh ha combattuto per la democrazia; il partito al potere ancora oggi a Nuova Delhi è il più multietnico, inclusivo ed ispirato a livello democratico di tutti quelli che hanno combattuto per l'indipendenza nel ventesimo secolo. Al contrario, il partito dominante in Egitto al momento della disfatta di Mubarak, Fratellanza Musulmana, ha radici profondamente autoritarie e solo recentemente si sta aprendo in qualcosa di più democratico, pluralistico ed aperto. Tolleranza, consenso, rispetto delle regole ed educazione i pilastri di riferimento per i leader della democrazia indiana da Gandhi a Nehru, che stridono con le ultime scelte intraprese dal governo Morsi in Egitto. 
E poi c'è il ruolo dei militari da considerare. A differenza del Pakistan, i leader dell'indipendenza indiana hanno separato in modo indissolubile la politica dall'esercito. In Egitto, dal colpo di stato del 1952 del generale Gamel Abdel Nasser, i militari hanno sempre condizionato le scelte politiche. Caduto Mubarak, l'esercito ha agito per proteggere i suoi enormi interessi economici e Fratellanza Musulmana è scesa a patti. Il risultato: l'esercito continua ad avere un ruolo in grado di influenzare ancora le scelte politiche del paese.
La democrazia conta. Ma Fratellanza Musulmana deve comprendere che questa non si limita a vincere le elezioni; presuppone una cultura di inclusione, dialogo pacifico, dove il rispetto per i leader deve essere guadagnato attraverso i lcompromesso con i nemici politici. L'economista premio Nobel Amartya Sen ha sempre sostenuto come la tradizione e la civiltà indiana predisposta al dialogo e all'ascolto delle altre tesi si adattava alla perfezione con le istituzioni formali della democrazia. Per questo la priorità del nuovo Egitto deve essere quella di sviluppare una cultura di pace rispetto e dialogo – totalmente soppressa nell'era di Mubarak — piuttosto che violenza di massa, cospirazione, svolte autoritarie e accuse all'America. Le elezioni senza la cultura sono come un computer senza software, conclude Friedman. Semplicemente non funziona.

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