L’invasione israeliana del Libano: la coltellata nella schiena all'Asse della Resistenza
Israele dopo le invasioni del primo conflitto israelo-libanese del 1982 e del secondo del 2006, in seguito alle quali venne schierata la forza UNIFIL con un nostro contingente costantemente preso di mira nell’impunità internazionale e con solo qualche flebile richiamo da parte del Governo italiano, si lancia nella più vasta operazione colonialista della sua storia contro il Libano.
Dopo l’ingresso di Hezbollah a fianco della resistenza iraniana, gli israeliani hanno iniziato a bombardare tutti i ponti sul fiume Litani per isolare il Sud del Libano, preparando l’invasione di terra. In seguito tutta la sponda meridionale è stata sottoposta a bombardamenti, invasa e colonizzata dai sionisti senza che le forze militari libanesi opponessero la benché minima difesa del territorio nazionale (vedi cartina Libano). I bombardamenti a tappeto israeliani hanno iniziato a radere al suolo interi villaggi, senza curarsi delle residenze civili, degli ospedali e dei luoghi di culto. Tutto questo con la scusa di disarmare la frangia dell’Asse della Resistenza di Hezbollah che era nel frattempo scesa in campo in difesa dell’Iran aggredito. E com’è stato per l’attacco alla Repubblica Islamica dell’Iran, Israele agisce con le spalle ben coperte dall’alleato americano. E non solo, lo fa con la cura di alternare le operazioni militari, di demolizione degli edifici, di cancellazione della cultura e di colonizzazione dei territori con un’attenta operazione diplomatica con i Quisling libanesi sotto la garanzia degli Stati Uniti che si pongono da tutori del “cessate il fuoco” e delle espropriazioni territoriali che verranno ratificate. Insomma, la spada e la penna che scrive su carta notarile. Sono pur sempre gli stessi fautori di quel mostro postmoderno neocolonialista di Board of Peace per Gaza. Questo dovrebbe giungere da monito a tutti gli Stati che si stanno ponendo in ottica antimperialista nel mondo: le trattative e i “cessate il fuoco” avvengono all’interno di una strategia imperialista di espansione e dunque non sono finalizzati alla stabilizzazione e alla pace, bensì all’invasione, all’espropriazione e al cambio di regime politico o, come nel caso libanese, all’eliminazione delle fazioni politiche più determinate nella resistenza. Occorre rilevare che nelle stesse ore in cui la delegazione Minab 168 a Islamabad cercava di strappare un accordo sui 10 punti, gli Stati Uniti, mentre si sedevano al tavolo, con una prova di forza tentavano di espugnare militarmente lo Stretto di Hormuz, esattamente come delle faine che si infilano di notte nel pollaio per sottrarre le galline al fattore. L’Iran ha saputo rispondere, ma sinora non vi è stata trattativa senza tradimento, non vi è stato segno di pace senza pugnalata alle spalle.
Proprio l’eroe della resistenza libanese di Hezbollah Hassan Nasrallah ci ricordava che “la pace non può essere unilaterale”, allo stesso modo la pace che Israele sta cercando è precisamente questa: l’entità sionista è l’unica a non aver posato le armi durante questo “cessate il fuoco” di 2 settimane e non intende farlo con l’entità collaborazionista del Libano inerte di fronte a sé. Per gli stessi motivi Israele, dopo aver scatenato Trump sotto minaccia degli Epstein file contro l’Iran, ha cercato una trattativa separata sotto il controllo americano con i Quisling del Libano. L’obiettivo è appropriarsi anche del Libano e sottoporre al medesimo genocidio il popolo libanese, assieme a quello palestinese. Laddove il garante dell’accordo di “cessate il fuoco” o pace sono gli aggressori statunitensi potete star certi che non vi sarà trattativa, ma un’espropriazione concordata di territori.
“La pace attraverso la forza” è la dottrina strategica degli Stati Uniti, messa nero su bianco nel National Defense Strategy 2026 e si applica non solo contro il grande nemico della Repubblica Popolare Cinese, ma anche e soprattutto contro i suoi alleati: i BRICS, l’Iran, il Venezuela, Cuba e l’Asse della Resistenza in Medio Oriente. Allo stesso modo la cultura israeliana permeata dalla “pedagogia del bastone” che nel Libro dei Proverbi dell’Antico Testamento invita a “non risparmiare al ragazzo la correzione, perché se lo percuoti col bastone non morirà” crede di perseguire il Bene con la violenza. I deliri di Netanyahu durante la celebrazione della Giornata della Memoria dell’Olocausto con gli inviti all’Europa ad “andare in guerra per il Bene” dovrebbero dimostrarcelo. Non c’è Pace e possibilità di trattare separatamente se si è su un fronte comune che pone il colonialismo da un lato e la resistenza dall’altro. Israele è l’unico Stato del Medio Oriente a non aver posato le armi durante questa tregua e non lo sta facendo neppure durante queste trattative a Washington, vive per l’espansionismo colonialista e ha approfittato delle circostanze unicamente per pugnalare alle spalle l’Asse della Resistenza. Il movimento di Hezbollah ha già chiarito di sobbarcarsi la difesa del popolo libanese, alla faccia delle forze UNIFIL e dei Quisling che in queste settimane hanno consentito l’espulsione di milioni di persone dalle loro case. E non sarà lasciato solo.

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