"Operazioni sotto falsa bandiera": l’accusa dell’Iran a USA e Israele
Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baqai, ha denunciato che Stati Uniti e Israele stanno ricorrendo a un'operazione "sotto falsa bandiera" per giustificare la loro aggressione militare contro l'Iran.
«Le operazioni sotto falsa bandiera sono un vecchio trucco: si fabbrica l'incidente, si attribuisce la colpa alla controparte e se ne provocano le conseguenze», ha dichiarato Baqai sul proprio profilo X. Nel suo messaggio, il portavoce ha condiviso un breve video documentario sulla storia di queste strategie comunicative e militari utilizzate dagli Stati Uniti e dal regime israeliano negli ultimi settant'anni per costruire narrazioni di comodo, generare panico e legittimare aggressioni illegali.
False flags are an old craft: manufacture the incident, assign the blame, and harvest the consequences. In a world where the American and international public is weary of an unlawful war of aggression against Iran, and where the aggressors have no honest way to justify a war of choice, even a raft made of lies can look like salvation to those who are drowning.
— Esmaeil Baqaei (@IRIMFA_SPOX) October 7, 2026
A corredo del video, Baqai ha aggiunto: «In un mondo in cui l'opinione pubblica americana e internazionale è ormai esausta di una guerra di aggressione illegale contro l'Iran, e in cui gli aggressori non hanno alcun argomento onesto per giustificare un conflitto deliberato, persino una zattera fatta di menzogne può sembrare un'ancora di salvezza per chi sta annegando».
Sulla scia dell'escalation, Washington e Tel Aviv hanno dato avvio a un'offensiva militare contro l'Iran, alla quale Teheran ha risposto prendendo di mira obiettivi israeliani nei territori occupati e basi statunitensi dislocate nella regione. Dopo quaranta giorni di scontro aperto, ad aprile era entrato in vigore un cessate il fuoco culminato, il 17 giugno, con la firma di un Memorandum d'intesa tra Iran e Stati Uniti mediato dal Pakistan. Tuttavia, la decisione del presidente statunitense Donald Trump di rescindere l'accordo e riprendere i raid ha riacceso le ostilità, spingendo Teheran a reagire colpendo nuovamente le basi americane e decretando la chiusura dello Stretto di Hormuz.
Nel quadro di questa grave crisi internazionale, si sono verificati diversi attacchi di matrice incerta ai danni di Paesi terzi della regione – tra cui le incursioni alle raffinerie della compagnia saudita Aramco, il lancio di un missile balistico nello spazio aereo turco, il raid con droni contro l'aeroporto azero nel Nakhchivan e l'attacco alla sede del Primo Ministro del Kurdistan iracheno – condotti con l'obiettivo politico di addossarne la responsabilità all'Iran.
«Tuttavia, la condotta di Teheran rappresenta la chiave per ricomporre il puzzle: a differenza delle provocazioni ombra, tutte le operazioni militari condotte dall'Iran vengono rivendicate ed esplicitate in modo ufficiale», sottolinea il documentario. Per la dirigenza iraniana, la risoluzione definitiva del conflitto resta subordinata al pieno riconoscimento dei diritti legittimi del Paese.


