Poroshenko chiede all’occidente 1.200 missili Javelin

In Donbass la situazione sta volgendo verso una progressiva intensificazione degli scontri armati tra esercito regolare e separatisti filorussi

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Poroshenko chiede all’occidente 1.200 missili Javelin

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di Eugenio Cipolla

«A ovest di Donetsk si combatte senza sosta da ieri», ha detto stamattina in conferenza stampa il colonnello Alexander Motuzyanik, uno degli speaker dell’amministrazione presidenziale che si occupa della cosiddetta operazione ATO. Segno che in Donbass la situazione sta volgendo verso una progressiva intensificazione degli scontri armati tra esercito regolare e separatisti filorussi. «La concentrazione di truppe e attrezzature pesanti del nemico in prima linea rimane alta da Yasinovataya ad Alexandrovka», ha denunciato Motuzyanik, aggiungendo che «su tutte le linee di difesa, da Avdeevka a Marinka, l’esercito di Kiev è costantemente in allerta e pronto per rispondere in modo adeguato alle provocazioni del nemico».
 
Tre i punti caldi delle ultime ore: Svetlodarsk, Marinka e una delle strade che portano a Donetsk. Ma la situazione più difficile è quella di Horlivka, dove durante l’ultima notte si sono registrati scontri in diversi punti della città. Eduard Basurin, uno dei capi del ministero della Difesa dell’autoproclamata Repubblica di Donetsk, ha denunciato 20 violazioni del cessate il fuoco nelle ultime 24 ore, accusando Kiev di aver prima bombardato alcuni quartieri residenziali di Donetsk, nonché diversi villaggi, poi di aver aperto il fuoco su alcuni osservatori Osce arrivati nella zona per monitorare l’effettivo rispetto del regime di silenzio siglato lo scorso febbraio a Minsk.
 
 A scaldare la situazione ha contribuito anche Petro Poroshenko, il quale, in un’intervista concessa al Wall Street Journal, è tornato a chiedere a gran voce armi letali all’occidente. «Nessuno pretende che soldati americani, britannici e francesi vengano qui e combattano per noi. Noi lo facciamo attraverso i nostri sforzi, pagando un prezzo alto, ossia la vita dei miei soldati. Però serve solidarietà. Noi abbiamo bisogno di 1.240 missili Javelin», ha detto il presidente ucraino.
 
Numero non proprio casuale. Per capirlo, però, bisogna tornare indietro e più esattamente al 1994, quando l’Ucraina firmò il memorandum di Budapest, assieme a Gran Breatagna, Stati Uniti e Russia, dove rinunciava alle testate nucleari in suo possesso: proprio 1.240. Insomma, l’occidente dovrebbe risarcire l’ex repubblica sovietica, compensando una perdita che oggi avrebbe messo l’Ucraina in una posizione migliore e meno dipendente sia dalla Russia che dall’Europa. Per chi non lo sapesse, Javelin è un sistema missilistico anticarro di terza generazione di fabbricazione americana, progettato per la distruzione di veicoli blindati e di aerei a bassa quota. Nei mesi scorsi in Usa si era fatta largo l’ipotesi di una fornitura del genere, ma Barack Obama sta temporeggiando per non offrire il fianco ai repubblicani.
 
Intanto oggi l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Uniti per i Diritti Umani ha aggiornato le cifre sulle vittime della guerra. Al 27 luglio l’Onu conta quasi 7.000 morti, 6.832 per l’esattezza, mentre sono 17.087 le persone rimaste ferite. «Tuttavia – ha detto Cècile Poilly, portavoce dell’OHCHR – la missione di monitoraggio delle Nazioni Uniti sui diritti umani crede che il vero numero dei morti sia nettamente superiore». Cifre destinate a crescere ancora in questa guerra senza fine.

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