Senza acqua, rivoluzione

Il ruolo della siccità nella guerra civile siriana

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Da un recente viaggio nelle regioni settentrionali della Siria - in particolare le città di Tel Abyad e Sanliurfa al confine siriano-turco e nella provincia di Hasakah - dove ha avuto modo di intervistare una serie di giovani e protagonisti della sollevazione anti-Assad, Thomas Friedman in Without Water, Revolution ripercorre le ragioni della sollevazione della guerra civile siriana e analizza la situazione di un paese che definisce come “una terra di nessuno” dove anche le zone liberate non hanno prospettive dal lato di educazione, lavoro e futuro in quella che rischia di divenire una nuova Somalia.
Il disastro siriano è come una super tempesta con gravi ripercussioni possibili su tutta la regione medio-orientale. Si tratta di quello che accade quando un grave evento meteorologico è in grado di alterare l'ordine sociale: secondo Friedman, che ripercorre così le ragioni che hanno determinato la guerra civile siriana, la peggiore siccità nella storia recente del paese, combinata con una popolazione in rapida ascesa demografica ed un regime repressivo e corrotto ha portato ad infiammare le rivalità etniche e religiose, finanziate da potenze esterne desiderose di acquisire maggiori spazi di influenza nel paese - in particolare Iran ed Hezbollah da una parte, Arabia Saudita, Turchia, e Qatar dall'altro – ognuno con un interesse nella vittoria di una delle parti in cause. In un periodo in cui gli Stati Uniti, nella sua fase post-Iraq e post-Afghanistan, è estremamente restia ad entrare in nuovi conflitti, la situazione siriana resta al momento un rebus insoluto per la comunità internazionale.
Nell'interessante analisi offerta da Friedman, dunque, “Jafaf” o la siccità rappresenta una delle ragioni principali della guerra siriana ed in epoca di cambiamento climatico, si potrebbero vivere una serie di nuovi conflitti similari.  Secondo l'economista siriano Samir Aita, che ripercorre con Friedman l'importanza relativa di quest'elemento, la siccità non ha causato la guerra civile siriana, ma il fallimento del governo di fornire ad essa una risposta adeguata ha accelerato la rivolta popolare. Dopo aver preso il potere nel 2000, Assad ha deregolamentato il settore agricolo agevolando così i grandi latifondisti vicini al regime ed in grado di acquisire un numero maggiore di terre, costringendo un numero crescente di contadini a spostarsi dalle campagne alle città. Per l'espansione della popolazione iniziata negli anni '80 e '90, inoltre, alcune città come Aleppo hanno visto un grave problema di sovrappopolazione, con il regime incapace di fornire servizi di educazione, sanitari e di lavoro adeguati. 
Tra il 2006 ed il 2011, continua Friedman nella sua analisi, il 60% delle terre è stato devastato dalla siccità, con i pozzi e l'irrigazione attraverso i fiumi insufficiente a garantire la sussistenza degli oltre 800 mila contadini siriani, costretti a emigrare nelle città. La disoccupazione nelle città e l'assenza di acqua erano i due segnali premonitori anticipatori di una rivoluzione. Solo nella primavera del 2011, dopo l'inizio delle rivolte in Egitto e Tunisia, il governo di Assad ha iniziato a preoccuparsi dei cosiddetti "rifugiati della siccità", ma era ormai troppo tardi per impedire che la rivoluzione scoppiasse nella città di Dara’a.
Tutte le opzioni rimangono aperte in Siria — intensificarsi della guerra, un cessate il fuoco o soluzione diplomatica stile Yemen – e questa “terra di nessuno”, conclude Friedman, rischia di creare un pericoloso precedente sulla relazione tra cambiamento climatico e rivoluzione politica.

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