Analisi di una fake news: il caso della presunta scomparsa di Maduro

Perché bastava seguire i suoi social per evitare di diffondere una bufala. Invece i media mainstream hanno scelto di ascoltare Miami

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Analisi di una fake news: il caso della presunta scomparsa di Maduro

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di Fabrizio Verde

Diversi media mainstream, tra cui Rai News e Adnkronos in Italia, hanno rilanciato una notizia dalla struttura chiaramente tendenziosa e fuorviante: il presidente venezuelano Nicolás Maduro sarebbe "riapparso" dopo "giorni di assenza" dai radar pubblici, mettendo fine a "speculazioni su una possibile fuga" a causa delle tensioni con gli Stati Uniti.

Questa narrazione, che si presenta come cronaca neutrale, è in realtà un classico esempio di disinformazione costruita su assunti falsi e sul paradigma dell'"attesa dell'evento catastrofico" riguardo al Venezuela. Può essere smontata abbastanza agevolmente analizzando la realtà fattuale che la smentisce clamorosamente.

Viene costruito un mistero dove non esiste. Affermare che Maduro non appariva in pubblico "da giorni" (citando addirittura la mancanza "dagli schermi tv") è un'invenzione. Il presidente venezuelano mantiene un'attività pubblica intensa e regolare, ampiamente documentata non solo dai media nazionali (come Venezolana de Televisión o TeleSUR), ma soprattutto dai suoi profili social ufficiali e dal suo canale Telegram. Chiunque segua queste fonti primarie, senza filtri esterni, avrebbe visto che il presidente ha presieduto consigli di ministri, annunciato politiche pubbliche e interagito con comunità in quel periodo. La sua assenza dalle "prime pagine" dei media occidentali non corrisponde a un'assenza dalla vita pubblica nazionale. Il video su Telegram in cui guidava per Caracas, citato nell’articolo di Adnkronos come ultima apparizione, è già la prova che la narrazione della "scomparsa" è artificiale.

La notizia viene attribuita alla CNN e, in modo particolarmente rivelatore, al Miami Herald (citato da Rai News). Qui cade ogni maschera di obiettività. Il Miami Herald, sebbene testata giornalistica, opera in un ecosistema mediatico e politico - quello di Miami - profondamente segnato dall'estremismo della frangia più radicale dell'esilio venezuelano, strettamente alleata con figure come Marco Rubio e con l'obiettivo dichiarato del cambio di regime a Caracas. Citare questa testata come fonte autorevole su presunti "piani di fuga" o "passaggi sicuri" per Maduro equivale a citare la propaganda di una parte in causa come se fosse giornalismo investigativo. È un riciclaggio di narrative politiche ostili, presentato come scoop giornalistico.

La tecnica utilizzata è molto chiara:

- Si stabilisce un fatto falso ("Maduro è scomparso").

- Si specula sul motivo ("ha paura", "potrebbe fuggire").

- Si citano fonti nemiche del governo venezuelano (Miami Herald) per avvalorare scenari apocalittici (dimissioni forzate).

- Si riporta poi la normalità (Maduro partecipa a un evento pubblico sul caffè) come se fosse una "riapparizione" straordinaria che "smentisce le voci", dando per scontato che quelle voci avessero un fondamento.

In questo modo, anche la smentita rinforza il quadro narrativo falso: il Venezuela è un paese sull'orlo del collasso, dove il presidente è in fuga. La realtà - un capo di Stato che presiede una cerimonia agricola, discute di economia e sorseggia caffè - viene dipinta come un evento eccezionale e quasi difensivo.

Insomma, basterebbe consultare le fonti dirette - i social del presidente o i principali media venezuelani - per avere un quadro normale e continuativo delle sue attività. Il fatto che questi organi di informazione non lo facciano, preferendo attingere a un circuito di agenzie e media anglosassoni che a loro volta ripetono narrative ostili, denota non superficialità, ma una precisa scelta editoriale. Si preferisce raccontare il Venezuela come un "teatro dell'assurdo" in permanente crisi, piuttosto che come un paese complesso con una sua normalità politica e sociale, per quanto segnata da sfide enormi.

Questo non è giornalismo. È il riciclo acritico, da parte di redazioni italiane, di una narrazione tossica fabbricata in settori molto specifici del panorama mediatico-statunitense, con l'obiettivo di perpetuare l'idea dell'instabilità e illegittimità del governo venezuelano. Trasforma la routine in eccezionalità, cita nemici politici come fonti giornalistiche e presenta una smentita come la conferma che c'era qualcosa da smentire. Una pratica che viola l'etica basilare del giornalismo: verificare le fonti, contestualizzare le informazioni e non fare da megafono a operazioni di propaganda in un contesto di aspro conflitto geopolitico dove il Venezuela si trova ad affrontare una seria e pericolosa minaccia bellica.

Il compito sarebbe quello di raccontare la realtà, non diventare l'ultimo anello della catena di distorsione di essa. Sui fatti venezuelani, purtroppo, i media mainstream continuano a fallire in questo compito elementare. Fallimento, evidentemente,voluto e cercato.

 

Fabrizio Verde

Fabrizio Verde

Direttore de l'AntiDiplomatico. Napoletano classe '80

Giornalista di stretta osservanza maradoniana

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