Dubcek, Sik e la primavera di Praga mezzo secolo dopo

4882
Dubcek, Sik e la primavera di Praga mezzo secolo dopo

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE



di Davide Rossi - sinistra.ch
 

La notte tra il 20 e il 21 agosto 1968, a Praga i carri armati sovietici pongono fine all’esperienza guidata da Alexander Dub?ek. In Occidente i mezzi di comunicazione legati al sistema capitalista infiorettano in quell’agosto decine di articoli contro l’Unione Sovietica. Anche il Partito Comunista Italiano e il Manifesto, per ragioni e con motivazioni diverse, prendono posizione contro i sovietici.


Per quanto riguarda il 1956 in Ungheria, Luciano Canfora ha spiegato chiaramente in tanti libri e, altri come lui, che, al netto di una certa rigidità del sistema, la critica sociale a Budapest in poche ore era diventata un tentativo controrivoluzionario mirante a ristabilire la proprietà privata della terra in mano ecclesiastica e il controllo del mondo della scuola sempre in mani confessionali, in un quadro generale in cui la chiesa cattolica ungherese guidata dal reazionario e amico degli occupanti nazisti nel corso della seconda guerra mondiale cardinal József Mindszentysvolgeva un ruolo ancillare rispetto all’imperialismo occidentale.


In Cecoslovacchia la situazione era molto più complessa e forse un compromesso, un accordo con i comunisti cecoslovacchi, poteva essere cercato.


Se questa strada non è stata percorsa tuttavia non si possono attribuire solo ai sovietici le responsabilità, occorre piuttosto riflettere sull’eccessiva liberalizzazione economica promossa da Ota Šik, ministro e architetto delle riforme cecoslovacche e il fatto che con le sue proposte, poco condivisibili, ci fosse la surrettizia volontà di aprire agli investimenti occidentali, con la conseguente apertura a modelli culturali e non solo economici estranei al socialismo.


Si potrebbe aprire una riflessione sulla complessità, con pregi ed errori, dell’instaurazione in Ungheria e Cecoslovacchia del socialismo alla fine degli anni ’40, con modalità abbastanza rigide e incapaci di offrire una articolazione dei soggetti sociali nel tessuto politico e rappresentativo come ad esempio si era riusciti con enormi successi in DDR, la Germania dell’Est. Tali settori sociali in Ungheria e in Cecoslovacchia, in particolare nel piccolo commercio e nel settore terziario, lungi dall’apprezzare le conquiste del socialismo volte a stabilire garanzie sociali estese a tutti: casa, scuola, lavoro, salute, cultura, vivevano con disagio il loro passaggio da piccola borghesia privilegiata, fosse l’impiegato, l’avvocato o il parrucchiere poco cambia, a un quadro in cui come dipendenti pubblici passavano ad avere la stessa rilevanza sociale e gli stessi diritti e doveri di tutti gli altri cittadini, insomma un’eguaglianza tra lavoratori da loro mai accettata.


Alle scriteriate riforme di Ota Šik, il personaggio centrale dei fatti cecoslovacchi, anche se spesso dimenticato, si aggiungeva quindi una mai risolta distanza tra la piccola borghesia dell’anteguerra e il sistema socialista instauratosi successivamente.


Ho avuto la fortuna, in un lunghissimo e umanamente ricchissimo pomeriggio del febbraio 1999 di discutere, insieme a molti fatti del Cile, dell’America Latina, dell’Unione Sovietica e del mondo, proprio degli avvenimenti di Praga nel ’68 con Luis Corvalan nella sua casa di Santiago del Cile. Era l’estate australe e il nostro fittissimo colloquio è continuato fino a dopo cena, mentre le stelle hanno preso a splendere sul giardino. Corvalan, sostenuto in questo da un altro dirigente del Partito Comunista Cileno, Pablo Neruda, riunita la direzione del Partito, nel suo ruolo di Segretario Generale, compito assolto da lui dal 1958 al 1990, prende chiaramente posizione, con motivazioni condivisibili, a favore dei sovietici e contro le riforme cecoslovacche. In quella serata Corvalan mi ha dettagliato le scelte del Partito e a fronte di qualche mio giovanile dubbio mi ha rimandato alle ben più infuocate parole di Fidel Castro contro i cecoslovacchi. Rileggere Fidel Castro sui fatti di Praga aiuta in effetti a capire la temperie del tempo e il livello di scontro tra imperialismo e campo socialista.


Studiare aiuta sempre, la successiva lettura dei libri di Ota Šik mi ha definitivamente convinto che non vi fosse alternativa alla soluzione brezneviana dell’esperienza cecoslovacca. I comunisti italiani, ma in Europa non solo loro, piegandosi cinquanta anni fa alle ragioni imposte dalla stampa legata ai poteri dell’Occidente, hanno compiuto, cercando di salvare una parte del consenso elettorale, come in parte avvenuto nel decennio successivo, una capitolazione culturale che vedrà esaurirsi l’egemonia gramsciana costruita su indicazione di Togliatti lungo il quarto di secolo che intercorre tra la fine del conflitto mondiale e gli avvenimenti di Praga, con piuttosto una crescente subalternità ai modelli consumistico – televisivi che alla fine travolgeranno definitivamente l’identità comunista. Quella scelta, compiuta allora dal PCI e da diversi partiti comunisti europei, aumenterà anche la distanza tra quei partiti e il movimento comunista di Africa, Asia e America Latina, una distanza che nel giro di un paio di decenni diventerà incolmabile.


Gli avvenimenti di Praga hanno avuto rilevanza quindi per i cechi e gli slovacchi, ma anche il resto del movimento progressista mondiale, quel mondo infatti, dopo Praga, non sarà più lo stesso.


A segno di quanto cambia il mondo, i comunisti ceki sono tornati al governo quest’anno, mezzo secolo dopo quei fatti e quasi un trentennio dopo la fine dell’esperienza del socialismo cecoslovacco.

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Potrebbe anche interessarti

Parola d’ordine: guerra ibrida Parola d’ordine: guerra ibrida

Parola d’ordine: guerra ibrida

Il semestre d’oro di Netanyahu di Michelangelo Severgnini Il semestre d’oro di Netanyahu

Il semestre d’oro di Netanyahu

Da Brescia a Hangzhou: digitale, UNESCO e dialogo tra civiltà   Una finestra aperta Da Brescia a Hangzhou: digitale, UNESCO e dialogo tra civiltà

Da Brescia a Hangzhou: digitale, UNESCO e dialogo tra civiltà

Il "capo dei maranza" e le elemosine di Meloni di Francesco Santoianni Il "capo dei maranza" e le elemosine di Meloni

Il "capo dei maranza" e le elemosine di Meloni

Jeffrey Sachs: Le 4 proposte per una pace giusta in Ucraina di Alessandro Bartoloni Jeffrey Sachs: Le 4 proposte per una pace giusta in Ucraina

Jeffrey Sachs: Le 4 proposte per una pace giusta in Ucraina

La mano rossa parla solo di guerra? di Raffaella Milandri La mano rossa parla solo di guerra?

La mano rossa parla solo di guerra?

Maduro, il New York Times e il colonialismo dei "buoni" di Francesco Erspamer  Maduro, il New York Times e il colonialismo dei "buoni"

Maduro, il New York Times e il colonialismo dei "buoni"

Ma chi sono gli stranieri a Milano? di Paolo Desogus Ma chi sono gli stranieri a Milano?

Ma chi sono gli stranieri a Milano?

Il rischio del processo mediatico di Paolo Arigotti Il rischio del processo mediatico

Il rischio del processo mediatico

Cuba, il voto all'ONU e la nascita di "elbloqueo.it" di Geraldina Colotti Cuba, il voto all'ONU e la nascita di "elbloqueo.it"

Cuba, il voto all'ONU e la nascita di "elbloqueo.it"

 I veri estremisti di Alessandro Mariani  I veri estremisti

I veri estremisti

La vitalità delle piazze contro le politiche di morte di Giuseppe Giannini La vitalità delle piazze contro le politiche di morte

La vitalità delle piazze contro le politiche di morte

Storia dell'integrazione europea di Gilberto Trombetta Storia dell'integrazione europea

Storia dell'integrazione europea

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

ORA ALMENO RISPARMIATECI L’IPOCRISIA. GIUSTIZIA PER ANDREA! di Giorgio Cremaschi ORA ALMENO RISPARMIATECI L’IPOCRISIA. GIUSTIZIA PER ANDREA!

ORA ALMENO RISPARMIATECI L’IPOCRISIA. GIUSTIZIA PER ANDREA!

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti