Nuove testimonianze esclusive da Gaza: “Gli aiuti sono stati ridotti, il mondo ci ha dimenticati e a nessuno importa di noi”
I testi di Radio Gaza #36
Guarda la puntata:
La campagna "Apocalisse Gaza" giunge al suo 323° giorno.
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Di seguito i testi della puntata #36.
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Radio Gaza - cronache dalla Resistenza
Una trasmissione di Michelangelo Severgnini e della redazione locale palestinese a Gaza
In contatto diretto con la popolazione di Gaza che resiste e che ha qualcosa da dire al mondo.
Episodio numero 36 - 6 maggio 2026
Circa 1,9 milioni di palestinesi, il 90% della popolazione di Gaza, risultano sfollati interni, costretti a spostarsi ripetutamente all'interno della Striscia.
1,6 milioni di queste persone, circa il 70% della popolazione totale, vivono in tende o rifugi di fortuna.
Tuttavia, c’è un sottogruppo di circa 800mila persone che rappresenta la fascia più vulnerabile, quella che vive nelle zone geograficamente più a rischio (come le aree costiere o depresse soggette ad allagamenti), dove il rischio di morte per freddo, epidemie, mancanza di cure o carestia è altissimo.
Per loro, se nulla cambia, è prevista la morte per stenti nei prossimi anni.
Nella puntata precedente abbiamo parlato di “Genocidio Lento”. Oggi lasciamo parlare chi si trova all’interno di quella cifra.
<<La pace sia con te, fratello Michelangelo.
Sì, ci sono più di 800.000 persone che hanno bisogno di aiuti. C'è una povertà estrema e non ricevono alcun aiuto. Gli aiuti si sono ridotti e nessuno si cura di noi e di tutti gli sfollati che vivono per strada. Quelli che stanno bene, che hanno soldi e auto, sono i mercanti di guerra che hanno approfittato della situazione in questa guerra, hanno alzato i prezzi e le loro condizioni sono migliorate grazie a questa guerra.
Credo che il mondo si sia dimenticato di Gaza e abbia dimenticato quanto Gaza stia soffrendo. Noi qui nelle tende viviamo giorni difficili, non come gli altri che vivono all'estero. Nessuno si preoccupa di noi. Nessuno si preoccupa di aiutarci. Naturalmente in ogni tenda a Gaza ci sono bambini, donne e malati che hanno bisogno di questi aiuti.
È una cosa necessaria. Voglio dire, oltre a sopportare il peso di vivere nelle tende, nessuno qui a Gaza ci chiede di cosa abbiamo bisogno o cosa stiamo soffrendo
Facciamo appello alle coscienze sensibili e al mondo intero affinché ci tendano una mano e si schierino al nostro fianco e ci aiutino a soddisfare i nostri bisogni nelle tende: questo è ciò che vogliamo, non chiediamo altro.
Vogliamo che ci forniate cibo e bevande e che ci aiutiate a garantire cure mediche ai nostri malati e ai nostri bambini. Che Dio vi benedica.
Ringrazio il fratello Michelangelo per il suo sostegno e il suo appoggio a noi a Gaza.
E la pace sia con voi.
La pace sia con voi, insieme alla misericordia e alle benedizioni di Dio. Gli abitanti di Gaza devono affrontare una grave carenza idrica: l'acqua potabile scarseggia e l'ambiente circostante è inquinato, il che mette quotidianamente a rischio la salute di bambini e adulti. Il loro grido oggi è: acqua pulita... e una vita dignitosa. Facciamo appello ai sostenitori e agli organizzatori della campagna “Apocalisse Gaza” e a Radio Gaza affinché rimangano al nostro fianco e continuino a sostenerci. Grazie a voi, e che Dio vi benedica tutti.
In tende che non offrono alcuna protezione dal caldo o dal freddo, le persone vivono circondate da polvere, acqua contaminata e odori sgradevoli, in un ambiente ostile che colpisce in modo particolare i bambini e i malati. La vita qui non è facile; ogni giorno è una lotta per procurarsi acqua pulita, aria fresca e un luogo che preservi quel poco che resta della dignità umana.
Uova e polli: la loro scomparsa a Gaza. Le uova non si trovano e solo ogni tanto Israele permette l'importazione di piccole quantità, i cui prezzi raggiungono cifre da capogiro, arrivando a volte a 5 euro a uovo. Per quanto riguarda il pollo, solo i ricchi possono permetterselo; non è facile procurarsi un pasto a base di pollo. Ad esempio, se volessi sfamare una famiglia di cinque persone con del pollo, avresti ti servono almeno 200 euro. Oggi c'è la fame a causa dei prezzi folli.
Nel pieno della guerra, nel cuore della grande carestia, mi sono ritrovato a vendere la mia lavatrice.
Non perché fosse superflua, dato che un giorno avrebbe potuto tornarmi utile, ma perché la fame era più forte di ogni altra cosa.
L'ho venduta per un solo pasto!
Un solo pasto, che non è bastato nemmeno, immagina quanto fosse alto il prezzo e quanto fosse crudele la fame Non è stata affatto una decisione facile.
Ma quando vedi gli occhi dei bambini che hanno bisogno di un boccone da mangiare, vendi tutto, anche le cose su cui hai faticato per anni. Questa non è una storia che voglio raccontare.
È un momento di debolezza che chiunque si trovasse in quella situazione ha vissuto, un momento che spezza il cuore e rimane impresso per tutta la vita.
Che Dio lo allevi a chiunque soffra e testimoni che la fame è la prova più dura che un essere umano possa affrontare>>.
Il giorno dell’inaugurazione della scuola a Gaza si avvicina, tuttavia manca ancora qualcosa. Di recente i nostri ragazzi hanno avuto una incontro al ministero dell’educazione a Gaza. Come abbiamo raccontato più volte oltre l’87% degli edifici scolastici è stato distrutto e quel 13% rimasto in piedi è ormai diventato un rifugio per quante più persone possibili.
Di conseguenza ormai le scuole a Gaza si organizzano nelle tende. Sono centinaia gli esempi di tende scuola ormai sorti in tutta la Striscia finanziati da organizzazioni straniere, molti di questi finanziati dall’Italia.
Questo vuole essere un piccolo ma significativo contributo alla causa. Una scuola per 100 bambini dai 6 ai 12 anni.
Oltre al finanziamento dell’associazione ZYP Onlus di Roma, accogliamo la collaborazione al progetto anche dell’associazione Sandalia Onlus della Sardegna, che già sostiene la campagna mettendo a disposizione il conto bancario per le donazioni.
Ma l’aiuto di tutti coloro che vorranno contribuire a questo piccolo sogno resta comunque importante.
Mancano gli ultimi acquisti richiesti, o perlomeno suggeriti, dal ministero.
Poi la tenda sarà riempita di tutti gli accessori necessari. E soprattutto di un minuscolo ma rumoroso spicchio di infanzia di Gaza.
Come più volte raccontato, da mesi, ma diciamolo pure, dalla firma degli accordi lo scorso ottobre, il Piano di pace è in stallo sempre sullo stesso punto: viene prima il disarmo di Hamas o il ritiro israeliano?
Hamas rifiuta di smantellare i propri battaglioni militari, offrendo solo una consegna parziale di armi, mentre Israele dichiara di non voler ritirarsi oltre senza un disarmo completo.
Il Board of Peace ha finora raccolto meno di 1 miliardo di dollari dei 17 miliardi promessi.
L’esercito israeliano controlla il 60% della Striscia, superando i confini stabiliti inizialmente dal piano e allargando progressivamente la cosiddetta linea gialla quasi a voler chiudere nel sacco l’intera popolazione e a costringere Hamas alla resa.
E poi arriva una notizia: l’amministrazione Trump ha recentemente ventilato la chiusura del Civil-Military Coordination Centre, il centro americano incaricato di monitorare la tregua e il flusso di aiuti, segno delle crescenti difficoltà del piano, che si trova a Kiryat Gat, una città industriale nel sud di Israele, a circa 20-30 chilometri a nord-est della Striscia di Gaza.
La struttura era stata istituita ufficialmente il 17 ottobre 2025 dal Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) come parte fondamentale del piano di pace in 20 punti per Gaza.
Verso cosa stiamo andando?
L'inviato internazionale Nickolay Mladenov ha avvertito che, se le fazioni palestinesi non accetteranno la resa militare immediata, Israele potrebbe considerare nullo il cessate il fuoco della fase 1 e riprendere le operazioni belliche su vasta scala.
<<Gli Stati Uniti intendono chiudere il centro di coordinamento militare per Gaza a Kiryat Gat, mentre i funzionari definiscono il piano di Trump un fallimento.
Gli Stati Uniti non sono riusciti a convincere Israele a far entrare le quantità di cibo necessarie per porre fine alla carestia, e Israele continua a perpetrare atti di sterminio su base quotidiana.
Ieri sera l'esercito israeliano ha sferrato un intenso bombardamento sulle zone di Khan Yunis e Deir al-Balah, colpendo anche un edificio residenziale nella zona di Deir al-Balah; è stata nuovamente imposta la “linea gialla” nelle zone di Deir al-Balah e Khan Yunis, portando così al 60% la superficie della Striscia di Gaza sotto l'occupazione israeliana della superficie della Striscia di Gaza. Solo nell’ultima settimana l’esercito israeliano ha ucciso 100 palestinesi della Striscia di Gaza e la carestia si aggrava di giorno in giorno; oggi il costo di un pasto nella Striscia di Gaza supera gli 80 euro.
La moglie del ministro della Sicurezza nazionale sionista e terrorista Ben Gvir gli ha regalato una torta in occasione del suo infausto compleanno, sulla quale era impresso il simbolo della forca in riferimento alla legge sulla condanna a morte dei prigionieri palestinesi; vi era inoltre scritto: «Il ministro verso la realizzazione dei sogni...» e «La legge sulla condanna a morte dei prigionieri: i sogni di Ben Gvir e di sua moglie…».
Oggi si è verificata un'aggressione ai danni di una suora cristiana, e non è il primo caso di violenza contro simboli cristiani.
Nel corso del 2025 sono stati registrati 61 attacchi israeliani contro religiosi o persone che indossavano simboli religiosi cristiani nel Paese.
Sono stati documentati 52 attacchi contro beni ecclesiastici.
Sono stati rilevati 28 casi di restrizioni alle processioni religiose cristiane a Gerusalemme>>.
Una delle voci di Radio Gaza ci ha inviato un messaggio per parlare di un uomo, di un palestinese di Gaza, divenuto ormai celebre per la sua vicenda, che in queste settimane sta tristemente raggiungendo i suoi obiettivi.
Stiamo parlando di Mahmoud Hammad. Il 6 dicembre 2023 intorno alle ore 11:30 un bombardamento aereo israeliano colpì un edificio di sei piani nel quartiere Sabra di Gaza City, dove risiedevano Mahmoud e la famiglia di suo fratello. Nell'esplosione sono morte 15 persone della sua famiglia. Tra loro la moglie Nema, incinta al nono mese, i suoi cinque figli (di età compresa tra gli 8 e i 16 anni), suo fratello con la moglie e i loro quattro figli. Mahmoud si era appena allontanato dall'appartamento per salire al piano superiore quando l'edificio è stato centrato. È sopravvissuto riportando gravi ferite alle costole, al bacino e al torace.
Da allora ha cominciato a scavare tra le macerie con l’obiettivo di recuperare tutti i resti dei corpi dei suo famigliari e dare loro degna sepoltura. Pezzo dopo pezzo, in queste ultime settimane, ta raggiungendo il suo obiettivo.
<<Questo è Mahmoud Hammad, l'unico sopravvissuto di un edificio di sei piani crollato a causa della violenza dell'esplosione, che lo ha fatto sprofondare di 12 metri nel sottosuolo. Si è ritrovato di fronte a una montagna di cemento del peso di 500 tonnellate, sotto la quale giacevano sua moglie, incinta al nono mese, i suoi sei figli e la famiglia di suo fratello. Nonostante le gravi ferite, Mahmoud non si è arreso alla disperazione e ha iniziato un'impresa impossibile con le sue mani nude, spinto dalle scene strazianti di animali randagi che cercavano di raggiungere i corpi dei suoi cari.
Sul lato occidentale della casa, la tragedia si consumò quando scoprì che il calore delle fiamme aveva completamente fuso le ossa dei suoi figli, mentre sul lato orientale affrontò la sfida più ardua: lì, i resti di sua moglie si erano mescolati con la sabbia e la ghiaia fino a quando le ossa e la terra assunsero lo stesso colore, senza nulla che le distinguesse. Qui, Mahmoud non ha trovato altro che un “setaccio” per setacciare la terra della sua casa, scuotendolo con una pazienza che nessun essere umano può sopportare, alla ricerca di un piccolo frammento d'osso o di una ciocca di capelli che lo riconnettesse a loro.
180 giorni consecutivi, sei mesi di scavi e setacciature sotto un sole cocente e una polvere che soffocava il respiro, durante i quali Mahmoud non si è mai arreso finché non è riuscito a recuperare sua moglie e il suo bambino. E oggi, continua a stare in piedi su quelle macerie, stringendo il setaccio come se fosse il suo cuore, giurando che non lascerà quel luogo finché non avrà raccolto ogni frammento della sua famiglia, fino all'ultimo osso, per dare loro la tomba e l'addio che meritano, ben oltre l'essere solo un numero nei registri dei dispersi>>.
Un chilo di riso comprato a Gaza attraverso l’invio di valuta elettronica costa al donatore 40 dollari e ha una percentuale di successo del 100%.
Un chilo di riso inviato a Gaza sotto forma di aiuto umanitario costa al donatore 8,8 dollari e ha una percentuale di successo del 25%.
Un chilo di riso inviato a Gaza attraverso le flottiglie costa al donatore 87,5 dollari e ha una percentuale di successo: dello 0%. Non dal 2025, dal 2009.
Come sappiamo, dall’inizio delle flottiglie nel 2008, di oltre 200 navi salpate, soltanto 3 sono arrivate sulle coste di Gaza, tutte nel 2008, tutte prima dell’operazione “Piombo Fuso” che segnò il cambio delle regole di ingaggio di Israele nei confronti delle flottiglie. Lo scoppio della guerra nel 2023 ha ulteriormente radicalizzato Israele sulla questione, che considera Gaza come zona di guerra di propria pertinenza, pertanto inavvicinabile, se non sovvertendo l’ordine militare che vige intorno alla Striscia.
Alla fine, questi numeri esprimono con la matematica quello che i Palestinesi di Gaza che si sono mai espressi in questo programma volevano dire con le proprie parole.
Tutto qui.
E certo che tra i Palestinesi di Gaza ci saranno pure opinioni diverse!
Quelli che vivono direttamente sulla soglia della morte per stenti, perlomeno però, si esprimono così.
<<La pace sia con voi, e che la misericordia e le benedizioni di Dio siano su di voi. Nelle acque al largo di alcuni paesi che desiderano aiutarci, persone libere provenienti da ogni parte del mondo hanno inviato navi cariche di aiuti e generi di prima necessità per rompere l’assedio su Gaza. Eppure la realtà è che queste navi sono bloccate lì a causa di una decisione politica ingiusta e delle pressioni esercitate dalle forze di occupazione. Purtroppo, gli aiuti e il cibo si stanno deteriorando al sole, mentre qui a Gaza ci sono bambini che muoiono di fame e madri che piangono impotenti. Il fermo di queste navi equivale a un crimine silenzioso e a un tentativo di strangolarci e privarci dei nostri diritti più elementari alla vita. Facciamo quindi appello a ogni coscienza viva: revocate le restrizioni. Revocate queste restrizioni su queste navi e lasciate che la speranza raggiunga le nostre coste, oppure trovate rotte sicure affinché questi aiuti possano raggiungerci. Ci sono molti sostenitori e donatori sinceri che inviano donazioni tramite il conto PayPal collegato al programma Radio Gaza. Oggi queste donazioni, per quanto modeste, stanno facendo la differenza, rendendo possibili iniziative di soccorso belle e varie per le famiglie che vivono nelle tende. Dovete quindi scegliere vie sicure affinché queste donazioni raggiungano la loro destinazione, in modo che possano fare davvero la differenza sul campo>>.


