“Se vedete le zanne del leone…”: la risposta iraniana dopo gli attacchi USA

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“Se vedete le zanne del leone…”: la risposta iraniana dopo gli attacchi USA

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La fragile tregua nel Golfo Persico sembra ormai sull’orlo del collasso. Nelle ultime ore, gli Stati Uniti hanno provocato nuovi scontri nello Stretto di Hormuz innescando una nuova escalation militare che rischia di trascinare l’intera regione in una crisi ancora più ampia, con conseguenze potenzialmente devastanti per il commercio energetico globale. Come reso noto dalle autorità iraniane, la miccia è stata accesa da un attacco statunitense contro petroliere iraniane in navigazione tra le acque costiere di Jask e lo Stretto di Hormuz. Teheran accusa Washington di aver violato il cessate il fuoco colpendo non solo imbarcazioni civili, ma anche aree costiere nei pressi di Bandar Khamir, Sirik e dell’isola di Qeshm. Le operazioni, evidenzia il quartier generale centrale Khatam al-Anbiya, sono state condotte “in coordinamento con alleati regionali”. La risposta iraniana è stata immediata. La Marina dell’esercito regolare e le forze navali dei Pasdaran hanno annunciato un’operazione congiunta contro cacciatorpediniere statunitensi presenti nell’area orientale dello Stretto di Hormuz e a sud del porto di Chabahar. Secondo quanto comunicato dall’Iran, l’attacco èstato condotto con missili balistici antinave, missili da crociera e droni esplosivi ad alta precisione.

I vertici dei Guardiani della Rivoluzione parlano apertamente di “danni significativi” inflitti alle unità statunitensi e rivelano che tre cacciatorpediniere USA siano stati costretti a ritirarsi rapidamente verso il Mare di Oman. Media iraniani, tra cui Tasnim, riferiscono inoltre di forti esplosioni nella zona del molo Taheri, a Sirik, durante le operazioni notturne. La versione USA è però diametralmente opposta. Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha definito gli attacchi iraniani “non provocati”, sostenendo che le proprie unità navali stavano semplicemente transitando in acque internazionali verso il Golfo di Oman. Washington afferma di aver intercettato missili, droni e piccole imbarcazioni iraniane senza subire perdite o danni.

Secondo il CENTCOM, le forze statunitensi hanno reagito colpendo infrastrutture militari iraniane utilizzate per il lancio degli attacchi: siti missilistici, basi per droni, centri di comando e nodi di intelligence. Gli Stati Uniti insistono nel dichiarare di “non cercare un’escalation”, pur ribadendo la volontà di proteggere le proprie forze nella regione. A complicare ulteriormente il quadro è intervenuto il segretario di Stato USA Marco Rubio, che ha cercato di separare gli scontri delle ultime ore dalla più ampia offensiva lanciata il 28 febbraio contro l’Iran insieme a Israele, denominata “Epic Fury” dalla coalizione Epstein.

Rubio ha descritto gli eventi nello Stretto di Hormuz come una risposta “difensiva” a un attacco iraniano contro navi USA. Le dichiarazioni di Washington cozzano tuttavia con quelle iraniane, secondo cui sarebbero stati proprio gli Stati Uniti a rompere la tregua colpendo obiettivi civili e petroliere commerciali. Teheran insiste sul fatto che ogni ulteriore aggressione riceverà una “risposta schiacciante e senza esitazioni”. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Ismail Baghaei, ha lanciato un messaggio dal tono fortemente simbolico rivolto a Washington e agli alleati regionali: “Se vedete le zanne di un leone, non pensate che il leone stia sorridendo”. L’episodio conferma quanto lo Stretto di Hormuz resti uno dei punti più pericolosi del pianeta. Attraverso questo corridoio marittimo passa una quota enorme delle esportazioni mondiali di petrolio e gas. Qualsiasi escalation prolungata potrebbe provocare nuove impennate dei prezzi energetici, destabilizzare i mercati internazionali e aumentare ulteriormente la pressione economica su Europa e Asia. Sul piano geopolitico, la crisi mostra anche il fallimento dei tentativi di contenimento della coalizione Epstein nei confronti dell’Iran che esce vittorioso da questo scontro e con una nuova consapevolezza da grande potenza regionale.


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