Il Ceo di JP Morgan prevede un "crack" obbligazionario

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Il Ceo di JP Morgan prevede un "crack" obbligazionario

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Jamie Dimon, presidente e CEO di JPMorgan Chase, ha lanciato un severo monito ai mercati finanziari, avvertendo che una crisi è inevitabile se gli Stati Uniti non prenderanno misure concrete per contenere il crescente debito pubblico; lo scrive Milano Finanza, riportando le dichiarazioni rilasciate da Dimon il 30 maggio al Reagan National Economic Forum in California, durante le quali ha affermato con chiarezza: «Vedrete una crepa nel mercato obbligazionario... succederà».

Secondo quanto sottolineano gli autori dell’articolo di Milano Finanza, i mercati obbligazionari statunitensi sono già scossi dalla prospettiva di un ulteriore peggioramento della fragile situazione fiscale, soprattutto se dovesse entrare in vigore la riforma tributaria sostenuta dal presidente Trump, che, secondo le stime, comporterebbe un aumento del deficit federale di circa 2.700 miliardi di dollari nel prossimo decennio, aggravando ulteriormente un debito nazionale che ha già superato i 36.000 miliardi di dollari.

A questo scenario, prosegue Milano Finanza, si è accompagnata una reazione negativa da parte degli investitori obbligazionari, che hanno avviato una significativa svendita dei Treasury decennali, provocando un aumento dei rendimenti fino al 4,418% nel mese di maggio. Sempre secondo quanto riportato da Milano Finanza, la situazione è stata ulteriormente aggravata dalla decisione dell’agenzia Moody’s di revocare agli Stati Uniti il prestigioso rating di credito tripla A, proprio a causa dell’eccessivo indebitamento; il tutto è stato amplificato dalla debole domanda registrata nell’asta dei titoli del Tesoro del 21 maggio, segnale di una crescente preoccupazione tra gli investitori.

Dimon, riferisce ancora Milano Finanza, ha ricordato come all’inizio della pandemia da Covid-19 i mercati del debito si siano trovati in forte difficoltà, risollevati solo da misure straordinarie adottate dal governo, ma ha anche criticato l’eccessiva generosità di tali interventi nei due anni successivi, giudicati eccessivi. Inoltre, Dimon ha evidenziato come la rigidità delle normative bancarie introdotte dopo la crisi finanziaria del 2008-2009 abbia ridotto la capacità delle banche di detenere titoli obbligazionari nei bilanci, rendendo più difficile il loro ruolo di intermediari nei momenti di tensione. Il quotidiano finanziario spiega che il Segretario al Tesoro Scott Bessent e altri regolatori si sono detti disponibili ad allentare i requisiti patrimoniali per permettere alle banche una maggiore esposizione ai titoli del Tesoro, ma secondo Dimon, senza interventi strutturali, gli Stati Uniti andranno incontro a una resa dei conti: «E lo dico ai miei regolatori... succederà, e voi sarete presi dal panico», ha affermato, aggiungendo che non è possibile prevedere se ciò accadrà tra sei mesi o sei anni.

Milano Finanza riporta inoltre che Dimon ha messo in discussione anche la stabilità futura del dollaro come valuta di riserva globale, legandola alla tenuta della leadership economica e militare americana: «Se tra 40 anni non saremo ancora l’economia e l’esercito preminenti, non saremo più la valuta di riserva», ha detto. Gli autori dell’articolo segnalano che Dimon, da tempo noto per le sue previsioni allarmanti sull’economia globale, ha espresso scetticismo verso un ottimismo eccessivo riguardo alla resilienza degli Stati Uniti, affermando che «questa volta è diverso» e che è necessaria una reazione rapida e determinata. Infine, lo stesso Dimon, come sottolineato da Milano Finanza, ha indicato nella Cina un possibile avversario strategico, ma ha ribadito che ciò che lo preoccupa maggiormente è la capacità degli Stati Uniti di organizzarsi internamente, rimanendo fedeli ai propri valori e alle proprie competenze.

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