Una nuova leadership in Cisgiordania

Le sfide che attendono il nuovo esecutivo e il futuro dei rapporti Hamas-Fatah

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All’inizio di questa settimana, il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, ha nominato primo ministro Rami Hamdallah, rettore dell’Università An-Naja, di Nablus. La tempistica dell’incarico è singolare: una settimana dopo l’annuncio di un piano di investimenti di 4 miliardi di dollari per stimolare la crescita dell’economia palestinese, fatto dal Segretario di Stato americano John Kerry, il 26 maggio, in occasione del World Economic Forum ad Amman.
 
Hamdallah prende il posto di Salam Fayyad, dimessosi lo scorso 11 aprile per dissidi con alcuni funzionari di al-Fatah, fazione palestinese che amministra la Cisgiordania, circa la politica economica del suo governo. Nel corso dell’ultimo anno, più volte Fayyad è stato sul punto di rassegnare le dimissioni, puntualmente ritrattate dietro pressioni europee e americane, arrivate, senza esito, anche in quest’ultima occasione. La rottura definitiva tra Fayyad e Abbas si è consumata il 2 marzo sulle dimissioni del ministro del Tesoro, Nabil Qassis, accettate da Fayyad nonostante il parere contrario di Abbas.  Ex economista della Banca Mondiale formatosi negli Stati Uniti ed ex ministro delle Finanze di Arafat, Fayyad ha ricevuto il sostegno dei governi occidentali sin da quando è diventato primo ministro nel 2007, dopo il fallimento del governo di unità nazionale palestinese e la presa di potere di Hamas nella Striscia di Gaza. Fayyad è considerato l’artefice della fondazione di istituzioni proto-statali, un leader nella promozione della crescita economica e nella sicurezza del popolo palestinese e un partner affidabile per la comunità internazionale. Fondatore (e fautore) del gruppo politico Third Way, che proponeva lo sviluppo economico della Cisgiordania come alternativa alla lotta armata e alla negoziazione per ottenere il riconoscimento internazionale, Fayyad si è battuto per eliminare la corruzione nell’Anp, rafforzare il rispetto della legge e riformare il sistema giudiziario e il fisco. Convinto della necessità di una “pace economica”, Fayyad è stato di fatto il garante degli aiuti economici internazionali che nel 2010 hanno permesso alla Cisgiordania di avere una crescita dell’8%. Condizione che lo ha esposto all’accusa di “collaborazionismo” con gli Stati Uniti e Israele tra i palestinesi. L’idea di fondo del fayyadismo (termine coniato da Thomas Friedman) si basa sull’assunto che lo Stato palestinese non può nascere solo dalla contrapposizione con Israele o da negoziati internazionali, ma deve essere creato lavorando dal basso, partendo dall’economia, dalle infrastrutture, da servizi di welfare e da istituzioni improntate alla trasparenza e libere dalla corruzione,. 
 
Estraneo alla scena politica, il nuovo primo ministro Hamdallah manca di una base indipendente come quella di Fayyad, condizione che espone il suo operato ad un maggiore controllo politico da parte di Abbas e di Fatah. In questo senso la sua nomina può essere letta come una vittoria della corrente principale di Fatah,  turbata dalla crescente indipendenza di Fayyad e le implicazioni per il post-Abbas. La mancanza di un’esperienza politica precedente fa sì che l’azione di Hamdallah non dovrebbe trovare grossi ostacoli e/o nemici politici e mette Abbas al riparo dall’accusa di clientelismo politico. Secondo quanto riferito dalla stampa araba, infatti, l’alternativa a Hamdallah sarebbe stato Mohammad Mustafa, già alla guida del Fondo d’investimento palestinese e consigliere economico di Abbas, candidato ora alla vicepresidenza. 
 
Le sfide che attendono il nuovo esecutivo sono sostanzialmente tre. La prosecuzione della politica di trasparenza adottata da Fayyad, che ha permesso l'arrivo di innumerevoli aiuti internazionali con risultati economici positivi; il rilancio dell’economia palestinese, il cui ''costante declino” è stato certificato anche dall’ultimo rapporto della Banca Mondiale sulla situazione economica nella Cisgiordania, Fiscal Challenges and Long Term Economic Costs, rilasciato in vista della riunione dell’Ad Hoc Liaison Committee per il coordinamento dei donatori verso l’Autorità Nazionale Palestinese; collaborazione con Israele nel settore della sicurezza. 
 
Hamdallah dovrebbe presentare il suo governo oggi, pur restando impegnato nell'attuazione di un accordo di condivisione del potere con Hamas che amministra la Striscia di Gaza. Hamdallah si è presentato come un uomo di unità, condannando la divisione esistente tra le fazioni palestinesi che a suo dire “giova solo all’occupazione israeliana”. Il suo governo dovrebbe essere un governo ad interim, della durata di solo tre mesi: il tempo necessario al varo di quel governo di unità nazionale deciso lo scorso mese nell’ambito dall'accordo di riconciliazione raggiunto a Il Cairo fra Hamas e Fatah. Già lo scorso anno, le due fazioni palestinesi avevano concordato a Doha la formazione di un governo di unità nazionale incaricato di traghettare Cisgiordania e Striscia di Gaza fino a nuove elezioni presidenziali e parlamentari. L'accordo prevedeva che Mahmoud Abbas ricoprisse la carica di primo ministro all'interno di un gabinetto composto da tecnici. L'esecutivo di transizione non ha però mai visto la luce e la nomina di Hamdallah sembra allontanare ancora di più quel giorno.
 
La risposta di Hamas non si è fatta attendere.  Il portavoce di Hamas nella Striscia di Gaza, Sami Abu Zahari, ha infatti definito il nuovo governo in formazione a Ramallah “illegale” poiché non rappresenta il popolo palestinese e la nomina di Hamdallah si discosta dall’accordo raggiunto a Il Cairo. 

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