Usa e il progetto dell’atomica tascabile

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Usa e il progetto dell’atomica tascabile

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PICCOLE NOTE 



C’è dibattito negli Stati Uniti sull’ipotesi di cambiare la politica americana riguardo le armi nucleari. Nuove norme, nuove testate. Tra le novità, anche la costruzione di armi atomiche dalla potenza ridotta.
 

Sul tema aveva scritto Federico Rampini, in un articolo pubblicato sulla Repubblica del 17 gennaio: «Il Pentagono vuole banalizzare l’atomica, costruendone una “piccina”, che ne renderebbe l’uso meno terrificante». Un arsenale del tutto nuovo, da imbarcare su navi e sottomarini, quindi destinato a essere usato in «scenari di guerra lontani, non per la difesa immediata del territorio degli Stati Uniti».


«La bomba atomica “tascabile”», prosegue Rampini, «offrirebbe il vantaggio di poterne giustificare l’uso tattico, per un attacco preventivo, senza che questo debba sfociare nella terza guerra mondiale. Più politica che militare, la logica è quella di ridurne le resistenze che dopo Hiroshima e Nagasaki hanno sempre prevenuto il conflitto nucleare, anche nei momenti più tesi della Guerra Fredda».


Secondo il Pentagono, tali armi, per la loro scarsa potenza e perché destinate a navi e sottomarini,  «non violerebbero i trattati esistenti», riporta Rampini (1).


Sul tema ieri sono intervenuti pesantemente alcuni senatori americani, che in una missiva indirizzata a Donald Trump, hanno chiesto al presidente di non cadere in tentazione.


«L’unico scopo del nostro arsenale atomico dovrebbe essere quello di scoraggiare un attacco nucleare contro gli Stati Uniti, i nostri alleati e partner. Tuttavia, le politiche delineate» dalla Nuclear Posture Rewiew [Dipartimento degli Stati Uniti preposto allo sviluppo del nucleare ndr.] «aumentano il rischio di una corsa agli armamenti atomici e accrescono la reale possibilità di un conflitto nucleare».


«In qualità di maggiore potenza nucleare del mondo e come unica nazione che abbia mai usato armi nucleari in un conflitto [riferimento alla II Guerra mondiale ndr.], abbiamo la responsabilità unica di continuare a guidare la comunità internazionale sulla via di un possibile disarmo nucleare».


La lettera è stata pubblicata sul sito ufficiale della senatrice Patty Murray, una dei firmatari, in un post nel quale si legge che tali armi sono «inutili e destabilizzanti». Peraltro innescherebbero un trend emulativo presso gli antagonisti degli Stati Uniti, creando un’escalation di difficile gestione.


Infine, la senatrice accenna ai costi: 1.7 trilioni di dollari, sottratti ad altre e più proficue destinazioni. Ma forse è proprio in questo cenno finale uno dei motivi di tale nuova dottrina nucleare: si vuole dare avvio a una nuova corsa agli armamenti, dal momento che Russia e Cina dovranno adeguarsi.


Avvenne durante la presidenza Reagan, del quale Trump vuole rinverdire i fasti. E portò fortuna agli Stati Uniti, dal momento che fu uno dei fattori del crollo dell’Urss. Detto questo, non sempre il passato ritorna: stavolta la Russia può contare sull’aiuto della Cina, la cui economia è ben altra da quella sovietica. Peraltro la scelta americana salderebbe in maniera duratura i destini delle due potenze, cosa che gli Stati Uniti stanno da tempo tentando di evitare.


Ma al di là delle divagazioni di natura politica, l’ipotesi è invero inquietante. Il rischio di una bomba atomica tattica contro l’Iran, per citare una nazione non a caso (lo scontro tra Teheran e Washington sembra destinato a intensificarsi), sarebbe altissimo.


(1) Bizzarria del destino: le atomiche tascabili Usa non violerebbero trattati internazionali. A tentare questa improbabile giustificazione sarebbe la nazione che ha reiteratamente accusato l’Iran di aver violato “lo spirito” del trattato sul nucleare siglato con Washington (e altri). Ciò mentre l’Agenzia internazionale per l’energia atomica ne certificava invece la piena adesione…

 

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