La Tunisia vieta il niqab negli uffici pubblici

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La Tunisia vieta il niqab negli uffici pubblici

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di Francesco Fustaneo
 

Lo scorso 05 luglio il  premier tunisino Youssef Chahed ha firmato una circolare che vieta l'accesso agli uffici governativi e alle istituzioni pubbliche a tutte le persone con “faccia coperta”.


Il documento ufficiale, tradotto dall’arabo, testualmente recita: "Nel quadro delle misure di sicurezza adottate per proteggere i cittadini tunisini e garantire la sicurezza generale e un ottimale funzionamento delle attività nei pubblici uffici, si impone di adottare le modalità necessarie al fine di vietare l’accesso agli stessi di tutte quelle persone che non hanno il viso scoperto. E per questo tutti sono invitati ad applicare questa circolare e diffonderla in tutti gli enti pubblici ed impartire le direttive necessarie per l’osservanza della stessa”.




Il divieto si riferisce chiaramente al niqab, un  indumento che a differenza del velo classico copre l'intero corpo della donna, compreso il volto, lasciando scoperti solo gli occhi.


La misura è stata introdotta sulla base di esigenze di sicurezza nazionale. Al di sotto di un niqab, ha spiegato appunto il primo ministro, potrebbe agire un terrorista  e questi col volto celato potrebbe avere gioco facile nello sfuggire ai controlli di polizia.


Il divieto che peraltro non è stato esteso al di fuori dalle mura governative e in generale di scuole e uffici pubblici, arriva a pochi giorni dagli attentati di matrice jihadista del 27 giugno che hanno scosso la capitale Tunisi, provocando la morte di un agente di polizia e almeno otto feriti, tra i quali anche civili.


E’ da sottolineare che quella in questione non sia una misura completamente nuova all’ordinamento tunisino, infatti analoghe disposizioni erano già formalmente in vigore, per motivi di sicurezza, ai tempi degli ex presidenti Bourguiba e Ben Ali; ciononostante gli ambienti politici conservatori di matrice religiosa hanno espresso in merito il loro dissenso.


Più moderata invece, la reazione della Lega tunisina per la difesa dei diritti umani, che per bocca del suo presidente Jamel Msallem ha dichiarato all’ all'Agence Francaise de Presse (AFP): "Vogliamo la libertà di vestire, ma oggi con la situazione attuale e le minacce terroristiche in Tunisia e in tutta la regione giustifichiamo questa decisione, purché sia temporanea".


La “laica” Tunisia si unisce così alla lista di paesi, di religione islamica e non, che hanno proibito il velo completo: già la Francia nel 2011 ha vietato l’occultamento del volto negli spazi pubblici. Nel 2015 è l'Università del Cairo a decidere di vietare l'uso del niqab. Nel 2017 è il Marocco a normare il divieto di produzione e di vendita del burqa in tutte le città del regno. Nello stesso anno entra ufficialmente in vigore in Belgio il divieto di indossare burqa e niqab nei luoghi pubblici. Nel 2018 poi il governo algerino emette un decreto che bandisce ufficialmente il velo intero nei luoghi di lavoro e in particolare nel settore dell'istruzione.


Il presidente dello Sri Lanka,Maithripala Sirisena, una settimana dopo i sanguinosi attacchi jihadisti a Pasqua, ha annunciato domenica 28 aprile 2019 il divieto di veli islamici che coprono il volto.


Pochi giorni prima del provvedimento di Chahed era stato invece il turno del senato olandese che ha votato a favore del divieto di velo integrale nei luoghi pubblici. 

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