Libia: bomba contro consolato Usa a Bengasi. Paese nel caos

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Libia: bomba contro consolato Usa a Bengasi. Paese nel caos

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Situazione sempre più complessa in Libia. Dopo l'annuncio da parte del ministro del Lavoro libico, Mustafa A. Rugibani, dell'arresto dei trenta miliziani della Brigata Tarhuna, che lunedì avevano preso d'assalto l'aeroporto internazionale di Tripoli,un ordigno rudimentale è esploso  mercoledì davanti al consolato Usa a Bengasi, senza provocare feriti. L'ambasciata statunitense a Tripoli ha già confermato l'esplosione , mentre fonti della polizia di Bengasi confermano che l'attacco è stato rivendicato dal gruppo del “prigioniero sceicco Omar Abdel Rahman”, che ha minacciato “gli interessi americani” nel Paese nordafricano. Lo sceicco è un simbolo per i militanti di al-Qaeda: si trova nelle carceri statunitensi perché è lì che è stato arrestato dopo un primo tentativo nel 1993 di far saltare il World Trade Center di New York, 8 anni prima di quello messo a segno da Osama Bin Laden. E' arrivata subito la reazione del ministro degli esteri italiano. “Sono colpito e preoccupato dall'attentato», ha dichiarato Giulio Terzi, nel corso di un'audizione alla Camera sui recenti sviluppi nella regione mediterranea, ricordando che “nessuno ha purtroppo mai pensato, a conclusione delle operazioni militari” Nato, all'apertura di “corridoi umanitari” nel Paese. In Libia, ha poi aggiunto Terzi, ''sono due le sfide principali: la preparazione delle prossime elezioni dalle quali emergera' un nuovo governo'', che la comunita' internazionale spera ''si possano aprire prima del 20 luglio, e la stabilita' del Paese. Mi riferisco - ha quindi precisato il ministro - anche ai disordini emersi ieri all'aeroporto di Tripoli''. 
Dalla deposizione di Gheddafi nell'ottobre 2011 nessun passo concreto è stato fatto per l'inizio di un processo di transizione democratico. L'inevitabile decisione di rinvio delle elezioni nazionali previste per metà giugno è il segno più evidente delle gravi difficoltà in corso nel paese.

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