Sabra e Shatila: niente da dimenticare

Perdonare è una scelta delle vittime, NON dimenticare è un obbligo di tutti

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Sabra e Shatila: niente da dimenticare

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di Patrizia Cecconi

In questi giorni una delegazione italiana ed altre delegazioni sono in Libano. Portano la loro solidarietà ai rifugiati palestinesi ancora ammucchiati nei terribili campi profughi che neanche più l'UNRWA potrà aiutare per scelta infame del padrino di Israele su richiesta del suo pupillo.

Oggi, 16 settembre, si commemora il 16 settembre di 36 anni fa, quando avvenne il massacro di Sabra e Shatila, con Sharon a illuminare i campi e a cingerli d'assedio mentre gli squartamenti, le mutilazioni, le torture a morte di circa 3000 donne, vecchi e bambini venivano affidate ai falangisti libanesi di Gemayel. Falangisti cristiani! Cristiani ai quali Cristo, lasciando da parte l'altra guancia, avrebbe fatto fare la fine dei porci indiavolati precipitati nel vuoto. 

Nessuno ha pagato per quell'immenso massacro di gente inerme, per le ragazze violentate e poi squartate, per i bambini lanciati in aria e fucilati in volo con grande sadico divertimento dei loro assassini, per i vecchi inermi torturati e uccisi. Nessuno ha pagato.

Non voglio fare una lezione di storia ricordando l'ignobile trucco con cui furono allontanati i fidayn lasciando i due campi sguarniti di protezione, voglio solo ricordare che il massacro terribile di cui Israele, insieme ai fascisti di Gemayel porta colpe e responsabilità, è rimasto senza giustizia.

Voglio ricordare anche un'altra terribile strage avvenuta sei anni prima, sempre in Libano, stavolta a Tell Al Zaatar, la collina del timo. Anche qui non è mia intenzione fare una lezione di storia anche se so bene che i mesi precedenti al massacro c'erano state azioni palestinesi quanto meno discutibili verso la popolazione, ostile, che non aveva accettato questi profughi della furia israeliana. 

Ma va anche ricordato che il campo era stato assediato già dal Fronte libanese di Chamoun ai primi di gennaio e che ci furono feroci battaglie tra le forze dell'OLP, affiancate dalle forze libanesi progressiste e le truppe libanesi fasciste e cristiano-maronite. 

La Siria guidata da Hafez al Assad intervenne su ruchiesta dei cristiani maroniti, anche questo va ricordato, pur senza fare lezioni di storia. 

Il grosso della strage avvenne ad agosto, ma già a giugno i siriani avevano circondato la zona e coprivano i falangisti nei loro attacchi militari. E non dimentichiamo che quando - dopo sette mesi di assedio - i palestinesi si arresero per mancanza di tutto, quei buoni cristiani dei maroniti uccisero migliaia di persone inermi e indebolite dalla lunga fame. 

Poi un palestinese - che terrorista! - a Tell El Zaatar uccise un dirigente della Falange libanese e pochi giorni dopo il massacro fu completo. Anche qui non si "limitarono" a uccidere, con i santini delle madonne sui loro fucili, ma torturarono, squartarono e diedero fiato a tutta la crideltà di cui gli uomini - tutti - in certi casi sono capaci. 

Per il massacro di Tell El Zaatar il grande giornalista Robert Fisk, lo stesso cui dobbiamo la ricostruzione del massacro di Sabra e Shatila, non fu tenero con Arafat, accusandolo di cinismo politico. 
A ognuno le sue responsabilità, ed anche a ognuno le sue opinioni circa i fatti ma, possibilmente, senza dimenticare il dato fondamentale: i palestinesi erano profughi in cerca di giustizia che, a tutt'oggi, non hanno ancora avuto. 

Hafez Al Assad, diciamolo senza riserve, ebbe un ruolo nel massacro di Tell El Zaatar non diverso da quello che ebbe Sharon sei anni dopo e fu per questo molto criticato dal mondo arabo tanto che ritirò il suo appoggio ai falangisti. Ma il massacro era già avvenuto.

Tutto ciò tanto per ricordare che di strage in strage e di tradimento in tradimento - anche dei loro fratelli arabi - i palestinesi seguitano a resistere. 

Le condizioni nei campi profughi libanesi sono terribili eppure, incredibilmente, anche da lì i palestinesi sono riusciti a tirar fuori elementi di insospettabile e incredibile bellezza come, tanto per prendere un solo esempio, la scuola di musica dalla quale esce la "guirab band" cioè la banda di zampogne che l'associazione Ulaia (con la mitica Olga Ambrosanio) è riuscita a far conoscere anche in Italia. 

Ecco, dopo aver visto immagini terribili di quei giorni, o foto attuali dei campi profughi che fanno accaponare la pelle e che ci inviano le delegazioni ora in Libano, fermatevi un momento a guardare questa foto. Sono i ragazzi della guirab band del campo profughi libanese di BURJ AL SHEMALI. 





MAI dimenticare, ma MAI lasciare che la vita superstite alle stragi si spenga nel dolore. 

Questi ragazzi sembrano la più bella vendetta verso tutti quei poteri che hanno tentato di soffocare le rivendicazioni del loro popolo e seguitano a farlo, seminando odio e morte ma senza riuscirci. Ogni angolo di Palestina, dentro e fuori la Palestina storica lo conferma. E ricordiamo, infine, prendendo a prestito le parole del graande Faber, "che non ci sono poteri buoni" e questo ogni palestinese, purtroppo, lo sa!  

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