La questione ambientale e gli "amici di Putin"

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La questione ambientale e gli "amici di Putin"

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di Giorgio Mascitelli 

Ieri ho ascoltato l'intervista effettuata da Limes a Massimo Nicolazzi, professore di economia delle fonte energetiche dell'Università di Torino, che verteva sulla questione del Gas.
 
Fondamentalmente ha detto cose che si sapevano: Italia ed Europa dipenderanno dal gas russo ancora per parecchi anni perché non esiste alternativa, il gas liquido americano è troppo caro, la stessa Russia prima di sostituire l'Europa con la Cina come cliente ha davanti a sè un periodo di transizione stimabile in 8-9 anni.
 
Alcune cose non le sapevo: intanto la dipendenza italiana è recente e dovuta alla riduzione della produzione interna che negli ultimi 10 anni è passata da 17 a 3 miliardi di metri cubi. In secondo luogo Nicolazzi non faceva grande affidamento sull'aumento di gas dall'Algeria e dal Tap per diverse ragioni.
 
Per affrancarsi dal gas russo occorrevano sostanzialmente due strade: da un lato usare altre fonti energetiche in quegli ambiti in cui si può sostituire il gas e dall'altro cercare di aumentare la produzione nazionale soprattutto tramite le trivellazioni nell'Adriatico e un sveltimento burocratico della concessione dei permessi.
 
Quello che mi ha colpito è però che alla fine dell'intervento ha detto che oggi chi è contro le pale eoliche, contro i pannelli solari e perfino contro le trivelle è un amico di Putin.
 
Ci troviamo cioè di fronte a uno degli aspetti più gravi della guerra ossia che qualsiasi tipo di misura ambientale e di sensibilità ambientale non sarà più possibile, essendo la priorità il tentativo di raggiungere un'autonomia energetica.
 
E sappiamo benissimo che altri considereranno amici di Putin anche coloro che si oppongono al nucleare e al carbone. Il tutto con buona pace delle solenni promesse nella lotta contro l'effetto serra: vi ricordate Edinburgo ( ottobre 2021)?
 
IN questa prospettiva l'interessante questione se la Crimea o il Donbass siano russi o ucraini forse perde il suo charme e un certo pessimismo della ragione dovrebbe suggerirci che è necessario avviare trattative quanto prima. Naturalmente le trattive si fanno con la controparte, così come essa è e non come ci piacerebbe che fosse, e si basano sulla concessione reciproca.
 
Capisco che l'Occidente non possa accettare che la Crimea, popolata da russi, passi alla Russia perché significherebbe violare il principio dell'intangibilità delle frontiere degli stati: e in fatti la NATO ha espulso la Turchia quando ha occupato Cipro del Nord ( dal 1974), nessun paese occidentale intrattiene rapporti con Israele da quando si è annesso il Golan e la Cisgiordania, la Germania si è sempre rifiutata di riconoscere unilateralmente l'indipendenza della Croazia dalla Jugoslavia, gli statunitensi hanno severamente vieto agli indipendentisti kosovari di staccarsi dalla Serbia (un amico mi suggerisce di chiarire che questi 4 eventi storici sono realmente avvenuti e ovviamente il mio è solo sarcasmo)...

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