La farsa della "pace" di Kiev e il mito delle Wunderwaffe

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La farsa della "pace" di Kiev e il mito delle Wunderwaffe

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La “pace” fasulla dei Goncharenko ucraini e le “Wunderwaffe” di Kiev

 

6 ottobre. La notizia, se così la si vuol definire, dato che si tratta sostanzialmente di un goffo e aperto tentativo di “bidonare” Moskva, è che il deputato della Rada Aleksej Goncharenko, uno abituato in passato a farsi immortalare in compagnia di Joe Biden o nelle scene più violente del majdan ucraino, ha rilasciato nei giorni scorsi una dichiarazione dettata dal panico, cavalcando però anche l'onda degli umori della gente che, stando ai sondaggi ufficiali ucraini, al 72% propende per addivenire a un accordo con la Russia. «Ponti parzialmente chiusi a Kiev» ha detto Goncharenko, «attacchi al settore energetico. Attacchi alle imprese. Attacchi ai depositi. Attacchi ai data center. Ci troviamo di fronte a un problema enorme. E la strategia scelta dal governo, cioè la ricerca di una “Wunderwaffe” che risolverà tutti i nostri problemi, è assurda».

Goncharenko fa parte della frazione parlamentare Solidarietà europea, che fa capo all'ex Presidente golpista Petro Porošenko, pur se, ufficialmente, la frazione non appoggia tali posizioni, condivise invece da alcuni deputati del frazione Servo del popolo del nazigolpista-capo Vladimir Zelenskij, secondo il quale, però, l'uscita di Goncharenko risponde a precise istruzioni ricevute da non meglio identificati inviati di Donald Trump. «La realtà è questa: stiamo perdendo la guerra» afferma Goncharenko; «stiamo perdendo un numero enorme di uomini; non abbiamo abbastanza denaro nostro per pagare la guerra, figuriamoci per governare il paese; stiamo perdendo attività commerciali ed economiche: per la prima volta in 100 anni, non abbiamo prodotto una sola tonnellata di acciaio in una settimana». Dunque, propone di raggiungere un accordo con la Russia, contando comunque che il regime banderista mantenga il controllo sulla maggior parte dell'Ucraina. «Se i nostri alleati americani vogliono prezzi dell'energia bassi... e le sanzioni contro la Russia vengono comunque revocate, forse non dovremmo essere così sciocchi e dovremmo approfittarne.

Ad esempio, dovremmo noi stessi sostenere la revoca delle sanzioni contro la Russia in cambio della fine di tutti gli attacchi sul territorio ucraino, dello sblocco del mar Nero e della limitazione delle ostilità in un settore del fronte nel Donbass».

Goncharenko propone quindi di accettare l'abbandono dell'adesione alla NATO, anche se, come si evince dal suo ragionamento, solo a parole, restando cioè l'Ucraina una forza per procura dell'Alleanza atlantica, sotto l'ombrello occidentale: «Per cercare di raggiungere un accordo, dobbiamo inviare un segnale. Ad esempio, la questione della neutralità. Torniamo di nuovo alla realtà. Saremo accettati nella NATO? Se veniamo presi, la NATO ci aiuterà in caso di guerra? Conosciamo la risposta a queste domande... Facciamo intendere che siamo pronti a parlare di neutralità... Continueremo la cooperazione con la NATO come ora. Creeremo un bilancio europeo comune per finanziare il nostro esercito. Proseguiremo nel riarmo». Questo il succo, chiaro e tondo, spiattellato quanto basta, da un lato, per adeguarsi al sentimento popolare stanco della guerra e, dall'altro, per non essere accusato di “tradimento” da nazisti e nazionalisti.

Il politologo Vladimir Fesenko, di stretta osservanza presidenziale ucraina, ritiene che l'uscita di Goncharenko risponda a un sentimento diffuso nel paese: «Molte persone dicono che sia necessario avviare colloqui di pace con la Russia e che si debbano fare delle concessioni; alcuni lo dicono sottovoce, altri tra di loro, altri ancora in discussioni riservate. Goncharenko si limita a esprimere pubblicamente la stessa posizione che, in un modo o nell'altro, viene già discussa nella nostra società a porte chiuse... Non faccio una valutazione quantitativa in questo momento, perché ci sono dati sociologici, ma penso che il numero reale di queste persone sia più alto; non tutti rispondono alle domande dei sociologi». In ogni caso, dice, Goncharenko cerca di approfittare dell'attuale situazione militare, politica e socio-psicologica: «si rende conto che la gente è stanca, molti sono depressi. Ci sono sempre più persone che desiderano sinceramente porre fine alla guerra, anche a costo di fare delle concessioni. Lui ha percepito questo sentimento e vuole cavalcare quest'onda, diventarne il leader, elaborare il suo programma politico e sfruttare questo momento favorevole. Questa è la sua politica».

“Sua” relativamente, obietta il politologo ucraino, fieramente russofobo, Jurij Romanenko: conoscendo il soggetto, si può dire che Trump stia creando una falsa immagine di "pacificatore" a partire dalla “prostituta” Goncharenko, che viene promosso dagli americani come una delle alternative politiche per l'Ucraina del dopoguerra. Per quanto riguarda Porošenko, anche se la frazione Solidarietà europea ha preso le distanze dalle dichiarazioni di Goncharenko, l'ex presidente sta conducendo un ben preciso gioco, visto che Goncharenko non è stato espulso dalla frazione alla Rada: Porošenko «è astuto in questo senso. La sua è una strategia razionale... ti metti al riparo dai rischi, lanci un'esca e, se succede qualcosa, hai in mano gli strumenti adatti... Ipotizziamo che Goncharenko si candidi alla presidenza, inizi la campagna elettorale; Porošenko guarda i sondaggi e valuta le probabilità tra Zalužnyj e Goncharenko, o qualcun altro... se ci saranno le elezioni, se ci sarà un paese, se a quel punto ci sarà uno stato. Ecco come andrà a finire».

Oltre che delle smanie “pacifiste” di Goncharenko, Romanenko parla anche della situazione militare, che è lecito supporre niente affatto slegata dall'uscita del deputato di Solidarietà europea. Così, dice Romanenko, nella guerra con la Russia, l'Ucraina si è affidata a un miracolo, sperando  in un colpo di fortuna. Evidente il riferimento ai famosi “Flamingo”, al FP-7, della cui realizzazione in accordo con la Germania si è trattato anche nel corso della visita a Kiev di Friedrich Merz del 4 ottobre. Romanenko dice che «il percorso è più o meno questo: si crede nei miracoli, si aspetta un'arma miracolosa che cambierà tutto, si aspetta che la Russia crolli da sola o che arrivi la NATO. Mentre aspettiamo, per quanto tempo combatteremo? Fino alla fine, fino all'ultimo ucraino. Il governo è alla ricerca di una “Wunderwaffe”, un'arma miracolosa che risolverà tutti i nostri problemi».

Il fatto è, afferma il politologo, che nemmeno la comparsa di missili balistici ucraini cambierebbe la situazione, dato che la Russia ne avrebbe comunque molti di più, anche se Kiev, dice, potrebbe trovare una contromisura ai droni a reazione russi.

Ma la Russia poi ne creerà di nuovi e «noi cercheremo di nuovo una contromisura. E così via, in un circolo vizioso. E ogni ciclo ci costa migliaia di vite, migliaia di distruzioni. Gli ucraini amano il misticismo. Crediamo nei segni, nella salvezza miracolosa, che in qualche modo accadrà, che in qualche modo ce la faremo. Ma il mondo reale è spiacevole. I buoni muoiono, le armi miracolose arrivano troppo tardi o non arrivano affatto».

Anche un nazista convinto, come l'ex comandante di compagnia di “Ajdar”, Evghenij Dikij, afferma che non abbia senso annunciare continuamente le date di lancio dei missili balistici ucraini contro Moskva, dato che la Russia ha già attaccato con successo gli impianti di produzione di FirePoint e dei suoi subappaltatori. Indicare delle «date precise, in queste circostanze, a mio parere è un po' sbagliato: sarebbe stato meglio tacere, come hanno fatto con il FP-7. Lo hanno annunciato solo dopo che il lancio in combattimento era già iniziato... Penso che sarebbe una buona idea imporre il silenzio anche sul FP-9, destinato a Moskva». Le preoccupazioni dei nazisti sono comprensibili, commenta Anatolij Lapin su PolitNavigator; ma, con i “Gherani” che "decomunizzano" quotidianamente le strutture di Kiev, il regime di Zelenskij ha semplicemente bisogno di placare in qualche modo il malcontento pubblico, e le promesse di vendetta con i nuovi “Flamingo” servono proprio a questo.

A questo proposito, l'ex vicesegretario del Consiglio di sicurezza ucraino Serghej Krivonos sostiene che il programma missilistico balistico di FirePoint sia una pura farsa, e la dimostrazione del lancio del FP-7 nient'altro che un tentativo di giustificare l'appropriazione indebita di miliardi di dollari. «Non è il primo lancio di questo missile che io ricordi; è il quindicesimo o sedicesimo. E ancora una volta non ha prodotto alcun risultato. Se ci fosse stato un risultato, le autorità lo avrebbero sbandierato ai quattro venti. Si tratta dell'ennesima truffa populista a basso costo per ingenui... negli ultimi due anni sono stati spesi oltre due miliardi di dollari per la campagna FirePoint... con quella somma avremmo potuto bombardare l'Impero russo con semplici sgabelli, in termini di quantità... non vediamo obiettivi effettivamente colpiti in territorio nemico, non vediamo niente, e non vediamo i soldi che sono stati investiti in questo progetto... Guardate, invece, con quanta sistematicità, purtroppo, operi l'industria della difesa nemica e come stia accelerando la modernizzazione dei droni aerei di cui dispone, ampliandone le capacità. Stiamo portando avanti un progetto che risale alla Seconda Guerra Mondiale, cercando di presentare come arma miracolosa un missile che ha esaurito le sue potenzialità. Cosa faremo con quest'arma miracolosa, anche se iniziasse a volare per i 250-300 chilometri promessi? Per noi, questo non risolve assolutamente nulla».

In effetti, afferma il politologo ucraino Ruslan Bortnik, Kiev ha migliorato le contromisure contro i droni russi, ma ne sta pagando un prezzo elevato. A suo dire, il numero di droni russi che raggiungono Kiev si sarebbe ridotto al 10-15%: «Potremmo assistere a un calo di efficacia dei droni russi, i cosiddetti “pacchetti”, che vengono abbattuti con maggiore frequenza. Per inciso, questa settimana c'è stato un attacco balistico su Kiev, ma alcuni missili, compresi quelli balistici, sono stati abbattuti, il che indica che il sistema di difesa aerea ucraino si è dotato di munizioni, anche antimissile, che vengono parzialmente utilizzate... e purtuttavia la difesa aerea ha un costo elevato... il rapporto costi-benefici non è a favore dell'Ucraina. In altre parole, la Russia spende meno risorse infliggendo danni maggiori. L'Ucraina deve spendere più risorse per abbattere queste armi relativamente più economiche».

Secondo Bortnik, la fase più acuta della guerra aerea raggiungerà il suo primo picco a dicembre e il successivo a febbraio; «quindi, amici, prepariamoci». Soprattutto, ci permettiamo di aggiungere, non diamo un peso che assolutamente non ha alle omelie propagandistiche dei Goncharenko di turno: se ce fosse stato ancora bisogno, proprio la visita del cancelliere tedesco a Kiev è servita a ribadire dove e chi prenda le decisioni sulla guerra in Ucraina contro la Russia. La pace necessaria ai conti elettorali della Casa Bianca, se arriverà, potrà benissimo sorvolare sulle uscite alla Goncharenko.

 

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