Gaza, l'inchiesta che smentisce Parigi: "35 spedizioni di armi a Israele"
Secondo un’indagine congiunta del Movimento Giovanile Palestinese e del collettivo francese Urgence Palestine, tra maggio e settembre 2026 la Francia ha autorizzato 35 vendite di armi a Israele. Tutti i trasferimenti erano destinati a filiali di Elbit Systems, il principale produttore di armi israeliano.
Il rapporto rivela che i fornitori, distribuiti in cinque regioni francesi, hanno prodotto equipaggiamenti chiave: unità di raffreddamento per carri armati e lanciamissili, visori integrati nei caschi dei piloti di elicotteri e caccia, sistemi di sorveglianza e dispositivi elettronici avanzati. Tra questi spicca il colosso francese della difesa Thales, che ha costruito e spedito pannelli di controllo per l'azionamento di armi a distanza. Si tratta di una tecnologia che, secondo costanti denunce di reporter e gruppi per i diritti umani a Gaza, Israele impiega per colpire i civili — compresi i bambini — nelle strade e tra le tende dei rifugiati.
Delle 35 spedizioni tracciate, 33 sono partite dall’aeroporto parigino Charles de Gaulle, 32 delle quali a bordo di voli della compagnia di bandiera israeliana El Al.
La scorsa settimana, la ministra della Difesa francese Catherine Vautrin ha dichiarato in parlamento che Parigi non fornisce "armi offensive" a Israele, ribadendo la posizione ufficiale del governo secondo cui tali vendite si sarebbero concluse nel 2024. Tuttavia Thomas Nayla, avvocato di Urgence Palestine, ha categoricamente smentito questa tesi ai microfoni di Middle East Eye: considerando materiali come le unità di raffreddamento per i carristi o i visori per la caccia, "non esiste alcun modo in cui questi componenti possano essere definiti 'difensivi'".
Questa nuova inchiesta segue quella pubblicata ad aprile dai medesimi gruppi, che aveva documentato oltre 525 spedizioni di materiale militare francese verso Tel Aviv tra ottobre 2023 e marzo 2026, contribuendo ad armare l'esercito israeliano durante il genocidio a Gaza.
I dati francesi si inseriscono in un contesto europeo di profonda ipocrisia: governi e aziende del Continente continuano a fornire a Israele materiali militari e a duplice uso (dual-use), mentre in pubblico diverse cancellerie criticano i crimini di guerra e l'apartheid annunciando restrizioni spesso solo simboliche.
In Germania, primo fornitore europeo di armi a Tel Aviv, il ministero dell'Economia ha approvato licenze di esportazione militare per oltre 930 milioni di dollari nei soli primi cinque mesi del 2026, come rivelato da Der Spiegel. La Gran Bretagna, pur sbandierando la sospensione di alcune licenze, ha mantenuto un'eccezione fondamentale per i componenti dei caccia F-35. Secondo i dati della Campaign Against Arms Trade, Londra ha autorizzato esportazioni militari verso Israele per almeno 236 milioni di dollari dall'ottobre 2023, senza contare le licenze aperte che coprono gran parte del programma F-35.
Elbit Systems, che garantisce circa l'85% dei droni e delle dotazioni terrestri delle forze israeliane, gioca un ruolo centrale nelle operazioni militari in Asia Occidentale. I suoi droni Hermes assicurano una sorveglianza aerea continua e la tracciatura dei bersagli, mentre il sistema gestito da intelligenza artificiale Tzayad ha identificato oltre 800.000 "obiettivi" tra Gaza e il Libano in due anni. Durante questi anni di massacro, la società ha registrato profitti record, arrivando a vantarsi del fatto che il sistema Tzayad abbia catalogato come bersagli "fino a metà della popolazione civile" e delle infrastrutture di Gaza, e promozionando sul mercato globale i propri armamenti come "testati sul campo".
______________________________________________
LETTURA CONSIGLIATA:
LAD EDIZIONI E EDIZIONI Q PRESENTANO "GAZA NOI NON DIMENTCHIAMO"



